Casinò terrestri vs online, il grido d’allarme che viene dal Belgio

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il caso del calo delle presenze che si registra nei casinò fisici del Belgio a tutto vantaggio di quelli online.

 

di Mauro Natta

Provo a esaminare i risultati di un altro Stato, il Belgio, al riguardo della forte diminuzione del numero dei giocatori/frequentatori di casinò fisici rispetto a quelli online. Utilizzando lo “spannometro” sono giunto al risultato del 25 percento che dovrebbe impensierire.

Ora la prima cosa da fare mi pare sia quella di  immaginare il calo dei ricavi nelle case da gioco italiane, stimarlo nell’identica quantità sembra azzardato, ma prevedere un calo importante potrebbe rispondere alla realtà.

Se il trend ipotizzato, sperando che sia  errato, dovesse avere un certo riscontro, non si potrebbe escluderne uno simile qualitativamente di minori proporzioni. Ponendo attenzione all’impatto della crisi economica sulla clientela appartenente alla classe medio alta, che al momento troviamo maggiormente rappresentata nei casinò terrestri, provo a ragionarvi, se devo dire il vero, malvolentieri.

Quasi sicuramente la crisi ipotizzabile troverebbe nella comodità un elemento a favore e anche nel costo del trasporto una componente negativa e certa a beneficio dell’incremento dei frequentatori dell’online che. attualmente, prediligono proprio nella citata possibilità i giochi da casinò.

Lungi da me l’impegno a fare il catastrofista, il pessimista o colui che prevede un futuro di colore scuro, forse anche per l’età dello scrivente e l’esperienza maturata negli anni dal 1959 al 2000 come dipendente e dal 2001 come pensionato non estromesso dal settore, ritengo di non escludere nel modo più assoluto una previsione di questo tenore. In ogni caso se il futuro sarà migliore non si potrà che esserne soddisfatti, poco o tanto, è sempre il benvenuto.

Purtroppo non si può escludere che sia necessaria una revisione dei costi di gestione in raffronto ai ricavi. Probabilmente una il più possibile completa situazione trimestrale sarebbe di maggior supporto anche in previsione della necessità di anticipare i possibili rimedi anziché intervenire a posteriori con le conseguenze negative che la fretta solitamente accompagna i provvedimenti.

Quali sono i costi di produzione per un’impresa che produce servizi? Quelli per il personale, nel caso di specie gli addetti al gioco. Ora provo a riepilogare, condensandolo, quanto appreso in occasione di una questione iniziata nel 1983 e, forse, terminata nel 1997: la cosiddetta questione fiscale. Il forse in quanto faccio cenno alla legge Europea in ordine alla tassazione, ai fini dell’imposta personale sul reddito delle vincite al gioco conseguite nei casinò autorizzati.

Non desidero ripetermi nel percorso con il richiamare sentenze ormai conosciute dagli addetti ai lavori, provo ad indicare come, a mio avviso per quello che può valere e prima di me ad illustri professori di diritto tributario, sia fattibile: un intervento mirato al mantenimento delle entrate tributarie a favore dell’ente pubblico titolare dell’autorizzazione, dell’occupazione diretta e dell’indotto del turismo.

In estrema sintesi si tratta di considerare dal punto di vista fiscale, e giustamente rammentano la riforma pensionistica di tantissimi anni or sono (1963 mi pare) che, tramite il c. d. “stipendio convenzionale”, la mancia è vista allo stesso modo della vincita; d’altronde ne costituisce la parte più piccola.

Il lavoratore, non pesando sul datore di lavoro per quanto ai contributi pensionistici, avrà anche la disponibilità per una’ssicurazione pensionistica privata; il gestore, per contro, un carico di costi meno impegnativi ed una maggiore disponibilità economica e finanziaria.

Quest’ultimo soggetto potrà con una maggiore tranquillità affrontare una serie di problemi dei quali il costo del lavoro è uno dei più onerosi.

Se da una parte nell’adeguare l’offerta alla domanda si troverà a scegliere tra un corso permanente di aggiornamento per il personale di gioco ed un numero di dipendenti più numeroso per raggiungere il medesimo obiettivo, dall’altra, probabilmente si renderà conto che certi servizi alla clientela che hanno un costo limitato (il citato corso di aggiornamento), se di qualità richiedono un attento studio per quanto al ritorno dell’investimento.

E allora ecco un altro interrogativo al quale un gestore dovrebbe trovarsi a rispondere: a quale clientela mi rivolgo? Di  qualità o alla massa sempre che la si trovi nelle proporzioni attuali e che la eventuale crisi economica e finanziaria non duri molto. Una risposta potrebbe prevedere a tutte e due ma lo spazio da destinare al gioco è disponibile? Forse le domande possibili non sono ancora terminate!

Non conosco la realtà di Campione d’Italia ove la fiscalità è differente ma il contratto di lavoro, almeno per come la penso da ex dirigente sindacale da minino 30 anni e in pensione, non si potrebbe pretendere che l’adempimento in parola non tenga conto di normative, sentenze ed altro riferentisi al rinnovo di cui trattasi.

Mi permetto di aggiungere e lo sottolineo: l’organizzazione del lavoro e il controllo della produzione dovrebbero, nella semplicità e nella comunicazione, trovare la migliore applicazione e, parlando per esperienza diretta dal 1959 al giugno 1994, più efficace.

 

foto di Ben Lambert su Unsplash