In vista del prossimo consiglio regionale, l’analista di gaming Mauro Natta pone alcune domande in merito alle tematiche sul Casinò di Saint Vincent che saranno affrontate.
di Mauro Natta
Ancora una volta provo a dire la mia su un problema che definire di poco conto pare volerlo degradare in un secondo o terzo ordine tra quelli in corso di definizione.
Desidero assicurare il lettore, la politica non ha nulla a che fare con l’argomento che segue e la mia sola esperienza confortata da chi ne sa di più mi incentiva a ritornare sull’argomento.
Due sono gli interrogativi ai quali dare una risposta stante gli oggetti che verranno trattati in sede del prossimo consiglio regionale valdostano, bene inteso a mio avviso, senza volermi imbarcare in situazioni giuridiche che assolutamente non conosco e quindi mi fermo a quanto la mia esperienza di quaranta anni di servizio con mansioni amministrative e tecniche mi consentono di intervenire:
1) Il nominato consiglio di amministrazione del Casinò di Saint Vincent ha le necessarie competenze in materia di case da gioco?
2) Il personale che è rimasto in azienda, considerato il fatto che non si è accorto di quanto accadeva o, comunque, rimanendo silente è degno di fiducia?
Nel discorso non dobbiamo omettere che si sta parlando di entrate tributarie a beneficio dell’ente pubblico proprietario e concedente.
Con la competenza di un ex collega ed amico di lunga data che, dalla gavetta è arrivato a rivestire il massimo incarico nella direzione giochi, abbiamo, a datare dal dicembre 2025, analizzato la situazione venutasi a creare sino alla scelta per noi possibile per una eventuale soluzione.
Ne ho scritto molto e pubblicato giungendo alla conclusione che consente la formulazione delle domande di cui sopra.
Alla seconda non posso che rispondere negativamente, alla prima che, a quanto ci risulta, le note professionalità ci permettono di escluderle da un trascorso nel mondo delle case da gioco.
Mi sono anche permesso, pubblicando un organigramma, di incrementare la governance con il direttore generale, il direttore amministrativo e il direttore giochi.
Al momento non è dato conoscere se dopo il consiglio di amministrazione si intenda ampliare la governance con l’inserimento delle figure che a mio avviso dovrebbero curare la programmazione produttiva il direttore giochi, quella del controllo preventivo relativo all’impegno economico il direttore amministrativo e chi potrebbe sovraintendere alle scelte per poi riferirne al Cda, il direttore generale.
Non credo si possa non essere d’accordo che determinate figure apicali non sono da ricercare in chi non ha fornito l’immagine che, invece, è indispensabile e della quale occorre la più completa sicurezza. In buona sostanza si tratta di impegnarsi in una ardua ricerca di mercato che, per il Casinò di Sanremo alla ricerca di un direttore giochi, su 24 concorrenti non ne ha indicato alcuno. Eppure avevano i requisiti richiesti dal bando. Altrettanto appare difficile seguire una via diversa rivolgendosi a qualche azienda privata.
Certamente la situazione non è delle più semplici da risolvere e, forse, avrebbe potuto essere esaminata con maggior cura dall’inizio: ora è quella che si presenta ed in qualche modo da risolvere con l’intento dichiarato di agire, tramite il futuro sviluppo della Casa da gioco e del complesso alberghiero annesso, nell’interesse generale.
Non è la prima volta che ne scrivo, probabilmente sono fuori del tempo e antico nel pensare quando si presentano determinate situazioni, ma non tanto per la mia avversione alla dicitura “in quota a” al posto di “esperto in” ma per la priorità da assegnare alla soluzione di problematiche come quella in discorso.
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