L’analista di gaming Mauro Natta interviene sul tema dei controlli della regolarità del gioco nei casinò, evidenziando l’estrema importanza di una accurata organizzazione del lavoro.
di Mauro Natta
Sulla natura giuridica del quantum il gestore di una casa da gioco versa all’ente pubblico proprietario e concedente non si possono avere dubbi, si tratta di entrate tributarie.
Il disciplinare che regola i rapporti tra concedente e concessionario stabilisce la percentuale da conteggiarsi sui proventi di gioco, mi indica di passare all’onere del controllo da parte del concedente: certamente sul monte dei proventi sul quale si applica la percentuale contrattualmente statuita.
Non si tratta di una modalità difficile da determinare, non è come stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina; è sufficiente ragionare e delimitare che la percentuale è una operazione aritmetica, l’altra no, le esigenze sono diverse.
Ecco la vera e unica motivazione a monte del mio insistere sul controllo a posteriori al riguardo della regolarità del gioco e degli incassi. A mio avviso, e non ritengo di essere il solo, il controllo in parola è indispensabile; non importa come avvenga se il risultato è ineccepibile.
Da sempre sostengo che il controllo a posteriori come lo intendo fonda le sue radici su basi certe: la probabilità a favore del banco che si ricava dalla matematica e il rapporto tra mance e introiti conteggiati tavolo per tavolo e contanti e introiti nello stesso modo.
Ancora una volta desidero ricordare che detta ultima modalità è seguita negli Usa dove i gettoni per il gioco si devono acquistare soltanto al tavolo e non alla cassa di sala come avviene in Italia.
A questo punto ritorno su un esempio che spesso ho presentato: il vantaggio del banco alla roulette francese e americana con quanto ne consegue in ordine al rapporto tra mance ed introiti conteggiati sempre tavolo per tavolo.
Inizio dal vantaggio del banco: roulette francese 2,77, numeri 36 + zero; americana 5,54 numeri 36 + zero e doppio zero. Rapporto mance introiti: roulette francese 51%; americana 34%. Vi prego di credermi sulla parola e/o provate a chiedere a qualcuno del mestiere.
Ogni tanto mi rammento che ho un diploma da ragioniere, sono passati tanti anni dall’esame nella sessione estiva del 1959, qualche domanda me la devo porre.
Come è possibile che certe operazioni non siano state visibili in una normale contabilità? Una entrata in contanti, un addebito al conto banca per un assegno emesso o per un bonifico a favore del giocatore vincente, operazioni come quelle descritte che non sono riscontrate dal Collegio sindacale e neppure sono state oggetto di controllo da parte della società di revisione.
Mi scuso per la non perfetta conoscenza dei controlli a cui una società, in particolare se di proprietà pubblica deve essere assoggettata ma continuo a non capire la situazione.
Un altro quesito mi si presenta: è possibile che più persone avessero la firma in rappresentanza delle Società per pagare le vincite al gioco con assegni o per autorizzare bonifici per identici motivi? Ai miei tempi i cassieri di sala potevano firmare solo assegni ma rigorosamente con doppia firma, la prima con un rappresentante della società designato dalla governance.
Ma se nessuno si è accorto dei fatti lamentati ci si dovrebbe domandare la o le cause. Se ne trae una conclusione: l’organizzazione del lavoro è una incombenza seria e gravosa per tantissimi motivi.
Foto di Ryoji Iwata su Unsplash







