Lo studio Consumer Voice individua quattro profili di utenti e il peso dei social nell’accesso ai siti illegali.
Non esiste una sola ragione che spinga i giocatori britannici verso i siti privi di licenza. Le cause vanno cercate in un insieme di atteggiamenti, esperienze personali e circostanze, e non possono essere ricondotte a una singola modifica normativa o alle condizioni del mercato. È la conclusione della terza fase del programma di ricerca Consumer Voice, pubblicata oggi dalla Gambling Commission, l’autorità di regolamentazione del gioco in Gran Bretagna, e condotta insieme alla società Yonder Consulting.
A illustrare i risultati, in un intervento sul blog istituzionale dell’ente, è Rupam Jagota, responsabile Ricerca e Impatto della Commission. Lo studio combina tre strumenti: un’analisi delle conversazioni online sui siti illegali, un’indagine quantitativa su larga scala e una serie di interviste qualitative approfondite. Il monitoraggio delle discussioni in rete ha permesso di individuare il linguaggio usato dai consumatori, poi ripreso nelle fasi successive dell’indagine.
Il regolatore inquadra il fenomeno con prudenza. Il ricorso ai siti illegali resterebbe un comportamento di nicchia tra chi gioca, lontano da una pratica diffusa, e la grande maggioranza dei giocatori non avrebbe spostato la propria attività fuori dal circuito autorizzato. Esiste però una minoranza che frequenta questi siti, in alcuni casi consapevolmente, in altri senza rendersene conto.
Le ricerche precedenti avevano già individuato quattro profili di utenti: chi si è autoescluso dal gioco legale (Self-Excluders), i giocatori esperti che rivendicano la propria scelta (Skilled Advocates), gli esploratori spinti dalla dimensione sociale (Social Explorers) e i “turisti accidentali” (Accidental Tourists), finiti sui siti illegali quasi per caso. La nuova fase ha approfondito motivazioni, atteggiamenti verso la regolamentazione e grado di consapevolezza di ciascun gruppo. Gli Skilled Advocates, per esempio, mostrano una fiducia più bassa verso gli operatori, il governo e la stessa Commission. Per loro le verifiche d’identità o i ritardi nei pagamenti finiscono per confermare convinzioni già radicate, rafforzando la scelta del mercato illegale. Social Explorers e Accidental Tourists tendono invece a vivere gli stessi controlli come semplici fastidi, e non come una questione di principio. Da qui l’indicazione del regolatore: le campagne di informazione sui rischi del gioco illegale dovranno essere costruite in modo differenziato, perché lo stesso messaggio non può funzionare per tutti.
Un capitolo centrale riguarda l’ecosistema digitale. Social network e comunità online avrebbero un’influenza crescente nel formare la percezione dei siti illegali: è lì che gli utenti si scambiano consigli, segnalano piattaforme ritenute affidabili e scoprono nuovi prodotti. In diversi casi il percorso verso l’operatore illegale si sviluppa su più piattaforme, con i social come porta d’ingresso. A questo si somma la pubblicità online, sia degli operatori autorizzati sia di quelli abusivi. Per la Commission il quadro conferma l’importanza del lavoro avviato con la task force governativa e del confronto diretto con i grandi gruppi del web e dei social media.
Lo studio registra anche un’evoluzione del linguaggio. L’espressione “not on Gamstop”, nata per indicare i siti che consentono di aggirare il sistema nazionale di autoesclusione, sarebbe diventata una formula molto più ampia. Nelle ricerche online viene ormai usata per identificare piattaforme percepite come meno restrittive, con meno controlli, prelievi più rapidi e metodi di pagamento alternativi. Se una parte degli utenti la utilizza ancora per eludere l’autoesclusione, altri la cercano semplicemente per trovare un’esperienza di gioco con meno ostacoli. Secondo il regolatore si è così consolidato un canale ormai normalizzato verso l’offerta illegale, testimoniato dai volumi di ricerca stabilmente elevati e dai numerosi risultati che rimandano a pagine di affiliazione che promuovono operatori abusivi sotto questa etichetta.
La ricerca rientra nella roadmap della Commission dedicata alle prove su gioco illegale e criminalità. Il rapporto tra regolamentazione e crescita del mercato illegale, sottolinea l’ente, sarebbe più complesso di un semplice scambio tra livello dei controlli ed espansione dell’offerta abusiva. La fase conclusiva del programma, attesa a breve, presenterà i primi dati delle nuove domande inserite nella Gambling Survey for Great Britain (Gsgb). L’incrocio tra questi dati e i risultati qualitativi dovrebbe consentire di stimare il peso di ciascun profilo tra chi frequenta il mercato illegale e di monitorare nel tempo gli effetti degli interventi regolatori e delle pratiche degli operatori. Prima di allora la Commission pubblicherà un ulteriore rapporto sulle abitudini di spesa e sulla vulnerabilità dei giocatori che si rivolgono a operatori illegali, basato sull’analisi dei dati delle transazioni finanziarie.
Credit foto : Gambling commissio.gov.uk







