L’analista di gaming Mauro Natta ripercorre il cammino professionale che l’ha portato a maturare convinzioni sulle corrette procedure da adottare in merito al controllo dei proventi di gioco nei casinò.
di Mauro Natta
Correva l’anno 1959, alla fine di settembre ed ero appena rientrato da una crociera premio che i miei zii residenti in Valle mi avevano regalato a seguito del diploma di ragioneria conseguito a Imperia Porto Maurizio nella sessione estiva.
Tra pochi giorni avrei dovuto iniziare a lavorare al Casinò de la Vallée di Saint Vincent nella mansione che probabilmente mi si accordava con gli studi appena terminati.
Contabilità e quanto collegato, prima nota e avanti ma, per farla breve da curioso come sempre sono stato avrei desiderato saperne di più. Sicuramente mi rendo da subito che il registrare i proventi di gioco non era la semplice differenza tra quanto iniziale in vendita e la rimanenza, ma qualcosa di più complesso.
Non era difficile rendersene conto dopo avere preso buone nota dei giustificativi di entrate dei giochi che erano solo tre: roulette francese, trente et quarante e chemin de fer. Allora non conoscevo la differenza tra gioco ci contropartita e di circolo, non fu necessario molto tempo per scoprirlo.
In questo periodo mi aiutò non poco il passare a fare il cassiere centrale, quell’impiegato che partendo dal bordereau del tavolo di contropartita con annotata la dotazione iniziale, l’esistenza finale, i contanti rinvenuti nell’apposita cassetta che si contavano in cassa centrale e le eventuali aggiunte a seguito di rinforzo alla dotazione iniziale causa vincite dei giocatori, aveva il risultato.
La particolarità del compito di cassiere centrale, nel senso della riservatezza, la ricavai dal fatto che il riposo gli veniva dal reparto cassieri di sala. Trattasi di una personale considerazione che non influisce sul rimanente ma che non potevo non notare.
Il mio impiego seguente è stato all’ufficio cambio assegni dove ho avuto un miglioramento di come si potevano ricostruire i risultati della giornata (lasciatemi scrivere così anche se, spesso, le giornate finivano il giorno seguente specialmente a fine settimana con le gare di chemin de fer).
A questo punto, saltando a piè pari alcuni anni, mi ritrovo impiegato alla roulette francese e, negli incarichi sindacali, ad occuparmi di quella che fu conosciuta come “questione fiscale” che vi risparmio in quanto abbastanza nota.
Anche perché, in ultima analisi mi incamminò sul discorso “vantaggio del banco” e quale conseguenza logica, relazioni tra mance ed introiti e tra contanti cambiati direttamente al tavolo da gioco e i risultati; ciò è molto più comprensibile parlando di giochi di contropartita.
Il mio ultimo impiego mi trova cassiere di sala e in questa mansione, dopo 40 anni, sono in pensione dal 2001.
Desidero comunicare al lettore che la ferma convinzione di come si possano controllare i proventi di gioco si è formata autonomamente. Sono altresì certo che possano esistere altre metodologie; non le conosco e mi fermo a quanto mi fornisce ciò che cerco in argomento regolarità del gioco e degli incassi.
Nell’intento di aver narrato quanto mi è riuscito di conoscere in modo semplice unitamente ad altre considerazioni gestionali, mi sento in dovere di ammettere di essermi consultato con chi, a mio avviso, è il soggetto più preparato nel settore delle case da gioco.
Chiudo questo mio riassunto del periodo lavorativo perché non vorrei, ed è questo il mio dubbio, che chi mi ha letto ha dovuto considerare ogni mia narrazione senza la certezza di come e quando abbia un inizio; ritengo di essere stato chiaro in specie dopo averne scritto le cause: la curiosità non sempre è un difetto!
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