Piano industriale casinò, le tante variabili in campo

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema della redazione dei piani industriali, prendendo spunto dalle indicazioni date a quello di Saint Vincent dalla proprietà.

 

di Mauro Natta

Se alla curiosità aggiungo l’interesse per l’argomento non possono sfuggire le motivazioni che confortano il ritorno su un tema che non ho mai affrontato come incarico legato alla tipologia del rapporto di lavoro subordinato. È normalissimo che gli impegni nell’ambito sindacale non me lo presentino come una novità assoluta ma, allo stesso tempo, molto impegnativa.

Il piano industriale 2027 – 2029 riguardante la casa da gioco di Saint Vincent e l’ammesso complesso alberghiero del Grand Hotel Billia inizia con il più che logico invito ad incrementare i ricavi dell’attività complessiva.

Probabilmente non si manifesta, ma la si può intuire nel prosieguo, la differenza tra ricavi e costi tale da continuare la striscia positiva dei risultati di gioco e di bilancio. In argomento desidero fermarmi al Casinò in quanto il cimentarmi nell’attività turistico alberghiera mi porterebbe a scrivere di questioni e problematiche che non conosco se non per sentito dire.

L’iniziativa pur se limitata impone alcune ricerche preventive e la risposta a quale quesito ci si intenda rivolgere per dare l’avvio ad una operazione che affermare complessa è assolutamente poco ed oltremodo riduttivo.

Come ho già velocemente accennato è indispensabile una rigorosa panoramica del mercato nazionale tale da permettere il confronto ragionato con quello domestico. Un approfondimento sulle presenze sia del normale bacino di utenza sia delle altre provenienze, della loro stagionalità anche relativamente a ciò che il turismo offre senza trascurare la totalità delle manifestazioni, ivi compreso quanto collegabile agli eventuali congressi programmati.

La capacità di spesa delle presenze così individuate dovrebbe portare alla determinazione dei giochi praticabili con il potenziale degli impiegati a disposizione e, se del caso, utilizzando il personale già formato e rapidamente adattabile alle nuove mansioni tecniche.

Sino ad ora abbiamo tenuto dovutamente conto del trend della domanda, delle due tipologie di mercati richiamati e non ci rimane, certamente non è la sola conclusione, altro che trovare la soluzione per incrementare la quota di mercato a tutto beneficio della quasi certezza di avere individuato una strategia gestionale ed operativa quale logico tramite per ottenere il beneficio economico atteso.

Manca però uno studio preventivo dei costi di produzione per ottenere il risultato che, sulla carta, si presenta raggiungibile. Ma un minimo interrogativo qualcuno se lo dovrà porre: dovendo rinunciare a qualcuna delle modifiche ritenute necessarie, prima della ricerca dei relativi costi, come ci si deve comportare e per quali motivi?

Sicuramente l’analisi non si può dire conclusa, la carne al fuoco è molta; con quale spirito si può affrontare un problema che, quanto meno, dobbiamo considerare difficile per chi del particolare settore non ha l’esperienza e la professionalità, a mio avviso, irrinunciabili?

Ecco il vero problema che si presenta con tutta l’evidenza controllabile per la missione che si prefigge l’incaricato del compito in discorso.

 

foto di Ben Lambert su Unsplash