Mance e introiti nei casinò, tra mito e realtà

L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema del rapporto tra mance e introiti dei casinò, con particolare riferimento a quello di Saint Vincent.

 

di Mauro Natta

Ultimamente ho scritto di aver ascoltato, ma non creduto, ero in un pronto soccorso dell’ospedale di Aosta, che l’importo mensile delle mance superava quello degli introiti al Casinò di Saint Vincent.

Ora dopo alcuni giorni ed essere sicuro che i gettoni non convertibili sono ancora in uso e lo erano ad agosto 2026, mi sono permesso un altro ragionamento per assurdo che possa sembrare, almeno a prima vista.

Detti gettoni sono quelli perdenti rastrellati dopo l’uscita del numero ed immessi nella cassetta destinata ad accogliere i contanti che i giocatori cambiano direttamente al tavolo da gioco.

Sostengo che la regolarità del gioco si controlla raffrontando introiti e mance oppure contanti con i risultati.

È agevole evincere che se i gettoni non convertibili non sono conteggiati come i contanti possiamo avere altre risultanze e considerazioni.

I raffronti precedentemente indicati, sempre alla condizione che tutti i conteggi siano effettuati tavolo per tavolo, sono probanti ma, senza dubbio alcuno, possibili di essere ulteriormente controllati con la documentazione che dovrebbe accompagnare la chiusura del tavolo: bordereau di chiusura con aggiunta o aggiunte e note del capo tavolo e dell’ispettore in servizio. Vincite consistenti non possono sfuggire in alcun modo.

Un controllo, lasciamo stare se fatto su un mese, avrebbe dovuto suscitare le attenzioni più scrupolose e complete, cioè mance elevatissime ed altrettanto perdita del tavolo. Se le vincite con puntate fatte con gettoni non convertibili o, meglio, quelle susseguenti con gettoni normali, il bordereau del tavolo avrebbe dovuto, per quanto mi rammento, portare l’annotazione della dotazione iniziale, della o delle aggiunte a seguito di perdite, dei contanti effettivamente cambiati e dell’esistenza finale.

Questa documentazione, con un attento esame della composizione in placche e gettoni che nella completezza dell’operazione mirata al controllo effettuato tavolo per tavolo non dovrebbe mancare, unita alle note del capo tavolo e dell’ispettore in servizio, potrebbero giustificare, forse solo in parte, a meno che non abbiano gettato il panno nero sul tavolo (cose di altri tempi) uno o tutti e due i raffronti precedentemente segnalati.

Certamente non posso che fare delle supposizioni, non conosco il modo amministrativo di procedere dell’azienda relativamente al controllo di cui trattasi. Non mi stupirei se l’importo dei gettoni non convertibili avesse il compito di segnalare i costi della ospitalità/pubblicità.

Quello che mi lascia convinto nella incredulità che mi ha colto ascoltando certi discorsi, lo ripeto conosciuti per sentito dire, è che una evenienza simile possa accadere. Ciò non toglie che provare a controllare potrebbe essere utile, e ancor di più se il raffronto mance/introiti fosse effettuato tavolo per tavolo.

Mi pare di aver dimostrato che i raffronti dei quali è causa il mio presente intervento siano rispondenti all’esigenza di controllare la regolarità del gioco e degli incassi su un importo che, nella quantità statuita contrattualmente dal disciplinare, concorre a formare le entrate tributarie a favore dell’Ente pubblico proprietario.

 

Foto di Wiki Sinaloa su Unsplash