Il direttore dell’ufficio online e scommesse Antonio Giuliani dalla fiera di Lisbona ribadisce che non ci sarà nessuna proroga per la scadenza del 13 novembre su certificazione piattaforme.
Lisbona – “Visto quello che è successo nei giorni scorsi in Brasile, credo che l’iper-regolazione italiana sia preferibile alle improvvise svolte di altri paesi”. Così il direttore dell’ufficio online e scommesse dell’Agenzia Dogane e Monopoli, Antonio Giuliani, comincia il suo discorso all’Italy regulatory meetup di Lisbona, all’interno di SBC Summit Lisbona.
“Quello italiano – aggiunge Giuliani – è un mercato interessante ma sicuramente difficile con tante sfide tecnologiche con tante sfide per gli investimenti con tante sfide per gli operatori legate alla necessità anche di farsi conoscere, ma in un mercato che riteniamo di certezze e che riesca a garantire gli investimenti che importante comunque vengano richieste.
In Italia abbiamo 52 concessioni online che fanno capo a 46 operatori operatori tra i più grandi al mondo e hanno scelto di investire in Italia e noi ringraziamo perché hanno scelto di investire anche su sfide tecnologicamente molto avanzate abbiamo stiamo mettendo in piedi un sistema di controllo di certificazione dei giochi che sicuramente all’avanguardia nel mondo e che dovrebbe garantire non solo i giocatori, non solo lo Stato, anche i concessionari strassi, perché credo che bisogna in qualche modo aumentare la certezza e la sicurezza del gioco anche nei confronti di chi lo percepisce ancora come qualcosa di ‘sporco’, usando un aggettivo molto forte, ma chiaro”.
Rispetto alle nuove impostazioni del mercato italiano online che prevede la certificazione completa dei sistemi, il direttore dell’Agenzia spiega: “Noi abbiamo sempre detto che ciò che distingue il gioco pubblico in Italia da un gioco d’azzardo sono le regole le regole certe: la sicurezza del gioco e la fiducia. Ormai siamo tutti nei social per cui spesso e volentieri a seconda dei like che ha qualcuno che dice qualcosa viene preso più o meno in considerazione. Come fare a garantire chi non è quel settore questa fiducia e allo stesso modo garantire la sicurezza aumentando le certezze, aumentando a nostro parere la sicurezza di tutto il sistema di gioco. Noi vogliamo creare un ambiente il sistema del concessionario deve essere un ambiente interamente certificato in cui andiamo a verificare anche il colloquio tra i diversi chiamiamoli pezzi col sistema in modo da individuare da principio eventuali ma anche eventuali responsabilità, perché se noi vogliamo garantire che il nostro gioco è un gioco sicuro dobbiamo prima di tutto avere la certezza che tutto sia rispondente alle regole e quello che ci distingue dal gioco d’azzardo e fino a quando noi avremo questa possibilità di dire signori il gioco in Italia è un gioco sicuro in cui sappiamo dove ogni singolo centesimo speso sappiamo che il giocatore ha delle garanzie per cui le regole dettate dalle Stato vengono rispettate al 100%. Fino a quel momento fino a quando riusciremo a garantire questa sentenza potremo riuscire a creare un discrimine tra il gioco legale e quello illegale”
E aggiunge: “È chiaro che ai concessionari è stato chiesto fin dall’inizio un investimento importante, non solo finanziaria perché hanno dovuto spendere 7 milioni di euro per l’acquisizione di una concessione e stanno facendo investimenti ulteriori come quelli previsti per il gioco responsabile. Quindi È chiaro che sono stati chiamati ad affrontare fin da subito in partenza una sfida tecnologica così importante che vede un cambio totale di visione rispetto al passato. Io vengo dagli apparenti di intrattenimento che era ed è regolamentato in un modo veramente preciso. Il gioco di distanza no: prima era totalmente alieno da questa regolamentazione, anzi molto libero, forse fin troppo. Noi abbiamo avvertito, una incapacità o impossibilità a volte di avere il pieno controllo dei sistemi di gioco. E la reazione dei concessionari, Indubbiamente all’inizio è stata di resistenza, però posso dire che in questo momento sono loro stessi ad aver compreso che la sfida è importante per tutti perché dovrebbero avere davanti otto anni di concessione in cui riusciamo e riescono loro prima di tutto ad avere un pieno controllo e garantire un rapporto con i giocatori”.
Riguardo al contrasto al gioco illegale: “Quando si cerca di contrastare un fenomeno con qualunque settore stiamo parlando, si ha la prevenzione e la repressione. La prevenzione non la possiamo utilizzare. È chiaro che una forma fondamentale sarebbe quella di far conoscere al consumatore quali sono i concessionari legali, ma sappiamo che questo è possibile fino a un certo punto. Allora rimane la repressione, usando un terminante molto forte: secondo me dovrebbe basarsi sulla individuazione del gioco, che non è tanto l’apertura del gioco. Cioè, da anni c’è un decreto, una norma del 2019, che prevedeva un blocco dei pagamenti del gioco verso una piattaforma estera e non legale, almeno nel nostro Paese, che non riesce a trovare una piena attuazione, perché in realtà è difficile intercettare il gioco. Cioè, è difficile intercettare il giocatore e l’influsso del giocatore verso una piattaforma illegale”.







