Albanese incontra Cardia a margine del Forum Acadi: sul tavolo Awp, distanziometri e autoesclusione.
Vietare il gioco non fa sparire la domanda, ma rischia di spostarla verso operatori clandestini. È la tesi di Massimiliano Albanese, segretario federale dell’Unione Consumatori Italiani, che dal caso brasiliano parte per rilanciare il tema della regolazione del settore in Italia. Il governo di Brasilia ha deciso di vietare le scommesse online, un provvedimento che secondo Albanese “invita alla riflessione sui rischi di un divieto generalizzato”.
I numeri citati dall’Uci, attribuiti alle autorità brasiliane, descrivono un fenomeno di grande portata. Nel 2025 le scommesse avrebbero generato perdite nette per le famiglie pari a 62,5 miliardi di reais, circa 10,6 miliardi di euro, mentre gli accessi legati al gioco patologico sarebbero cresciuti di circa il 140% tra il 2018 e il 2025. Contro il decreto sarebbe stato presentato un ricorso alla Corte Suprema, che potrebbe annullarlo. L’associazione osserva che il quadro italiano non è meno impegnativo, con perdite complessive legate al gioco che stimerebbe in 21,9 miliardi.
Albanese ne ricava un’indicazione di metodo. “Chiudere il mercato legale non significa necessariamente far scomparire la domanda”, spiega, avvertendo che una parte del fenomeno potrebbe spostarsi su piattaforme non controllate, dove sarebbero più difficili le verifiche sui flussi finanziari, sulla pubblicità, sull’accesso dei minori e sui comportamenti problematici. “Non è certo la difesa del gioco in quanto tale”, precisa, “ma per tutelare il consumatore serve regolare bene, controllare efficacemente e prevenire”.
Le posizioni sono state illustrate in una nota diffusa dall’Uci dopo il confronto con il presidente dell’Associazione Concessionari dei Giochi Pubblici, Geronimo Cardia, avvenuto a margine del Forum Acadi, ospitato da Confcommercio a Roma e dedicato all’impatto sociale della normativa sul gioco. Al centro del colloquio la richiesta di un quadro normativo stabile, che tuteli i consumatori e dia certezze agli operatori.
Tra i punti toccati figurano le Awp, gli apparecchi con vincita in denaro installati negli esercizi autorizzati, che secondo le stime degli operatori registrerebbero un calo annuo dell’8-10%. L’Uci chiede misure ponte in attesa di un nuovo assetto generale, con una revisione del prelievo unico erariale, del payout e dei limiti di puntata e vincita. “Non si tratta di incentivare il gioco”, ha precisato Albanese, “ma di preservare un’offerta sottoposta a regole, controlli e tracciabilità”.
Il confronto ha riguardato anche la concentrazione del mercato, da monitorare per garantire pluralità e concorrenza nella filiera, e la frammentazione delle norme su orari e distanziometri, un mosaico di disposizioni regionali e comunali che l’associazione vorrebbe superare con criteri nazionali uniformi. Albanese chiede inoltre che l’Adm, nei procedimenti in cui distanze e limiti orari incidono sull’effettività delle concessioni statali, assuma una posizione coerente con la natura nazionale del sistema concessorio.
Sul fronte della tutela, la proposta riguarda chi si iscrive volontariamente al registro dell’autoesclusione presso l’Adm. Secondo Albanese questo gesto dovrebbe agevolare il riconoscimento del requisito della “meritevolezza”, necessario per accedere alle procedure di esdebitazione previste in caso di sovraindebitamento. “Dobbiamo costruire un sistema che faciliti il percorso verso il recupero”, conclude, “anziché lasciare solo il consumatore nel momento di maggiore fragilità”.







