Sotto la lente trasparenza dei prezzi, dark patterns e tutela dei minori negli acquisti all’interno dei giochi.
Le autorità europee di tutela dei consumatori si muovono in modo coordinato sul fronte dei videogiochi, e l’Italia assume un ruolo di primo piano. Il 30 settembre la Commissione europea ha comunicato l’avvio, nell’ambito della Rete di cooperazione per la protezione dei consumatori (Cpc), di azioni coordinate nei confronti di dieci società del settore. L’obiettivo è garantire la piena applicazione dei principi Ue sulle valute virtuali all’interno dei giochi, i cosiddetti Key Principles on In-game Virtual Currencies, per promuovere trasparenza ed equità a beneficio degli utenti e in particolare dei minori.
Una di queste azioni è guidata dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che agisce come capofila insieme alle autorità di Norvegia e Danimarca. Il procedimento riguarda una società e altre realtà appartenenti allo stesso gruppo internazionale e punta a verificare l’esistenza di una “infrazione diffusa”, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del Regolamento (Ue) n. 2394/2017. La formula indica comportamenti contrari alle norme europee di tutela dei consumatori che possono danneggiare gli interessi di utenti residenti in almeno tre Stati membri.
Lo ha reso noto la stessa Autorità, precisando che l’iniziativa europea fa da cornice alle istruttorie nazionali già aperte lo scorso dicembre. Quei procedimenti riguardano due videogiochi online, per i quali viene contestato un deficit di trasparenza ed equità nell’uso delle valute virtuali.
Il nodo, nella ricostruzione dell’Antitrust, è il modo in cui vengono presentati i prezzi degli acquisti in-game, come miglioramenti estetici o pacchetti di potenziamento delle armi. Questi sono spesso espressi in una moneta diversa dall’euro, per esempio platino, globi o diamanti, che deriva però, direttamente o attraverso più valute intermedie, da una spesa reale in euro. A rendere poco chiara e difficile da controllare la somma effettivamente spesa contribuirebbero anche altri meccanismi di game design, come la vendita della valuta virtuale in pacchetti predefiniti, i cosiddetti bundle.
Pesano poi le tecniche di design manipolativo delle interfacce, note come dark patterns, l’inadeguatezza dei sistemi di controllo parentale e la mancanza di assistenza in caso di account bloccati. Secondo l’Autorità, la scarsa trasparenza espone in particolare i consumatori vulnerabili, cioè i minori e le persone a rischio di dipendenza dal gioco, che faticano a percepire quanto denaro stiano effettivamente investendo.
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