Ecco le principali risultanze della ricerca Ipsos Doxa sul gioco responsabile, emerse nel Fondazione Fair Forum 2026.
“Questo studio crea delle nuove direttrici da seguire, che riguardano il settore del gioco. Quest’anno abbiamo concentrato l’attenzione non solo sugli opinion leader e abbiamo preferito fare un passo avanti dando ascolto ai destinatari della comunicazione, ovvero i cittadini italiani. Abbiamo dunque incluso anche le persone lontane dal settore per dare un quadro a tutto tondo.” Lo afferma Ilaria Ugenti, reputation leader di Ipsos Doxa, nel presentare i risultati dell’Osservatorio sulla Comunicazione del Gioco Responsabile, realizzato con Ipsos nell’ambito del Fondazione Fair Forum 2026.
Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, aggiunge nel video inviato all’evento: “La collaborazione tra Ipsos e Fondazione Fair contribuisce a raccogliere prospettive differenti e ad aprire un dibattito sul settore del gioco. I risultati sono importanti ed emerge un percorso di maturazione in materia di gioco responsabile che non deve essere affidato alle scelte del singolo utente. La sfida di oggi, che concerne tutto il comparto, deve passare dalla condivisione di principi alla sua applicazione reale: al riguardo servono strumenti di tutela accessibili e una comunicazione chiara. L’impegno della Fondazione Fair è dunque quello di contribuire al gioco responsabile attraverso iniziative che portino a risultati concreti”.
I risultati dello studio
Secondo quanto emerge dallo studio, per più di 8 italiani su 10 le priorità del settore del gioco sono la prevenzione della dipendenza, la tutela di minori e ragazzi e il contrasto al gioco illegale, ma il 59% giudica ancora inadeguato ciò che oggi viene fatto per prevenire e contrastare i disturbi da gioco d’azzardo.
Per quanto riguarda l’efficacia degli strumenti, più di un terzo della popolazione mette al primo posto i limiti di spesa e di tempo per giocata, seguito da autoesclusione e pause di gioco; importanti anche il monitoraggio e l’individuazione precoce dei comportamenti a rischio, supporto psicologico per i giocatori a rischio e per i loro familiari.
La ricerca fotografa un’opinione pubblica che guarda al settore con alcune riserve soprattutto per quanto riguarda il digitale che viene associato spesso a maggiore accessibilità, ingresso al gioco in età più giovane e maggiore rischio di dipendenza. Percezione in parte bilanciata dalla convinzione che l’industria sia oggi più impegnata contro l’illegalità e a favore di un gioco responsabile.
Resta però bassa la familiarità con il tema: solo il 41% degli italiani dichiara di sapere davvero cosa sia il gioco responsabile, contro un 44% che dichiara di conoscere l’argomento solo a grandi linee e un 15% che non lo conosce affatto. La percentuale di chi sa poco o nulla sale al 56% se si fa riferimento al Decreto legislativo n. 41 del 2024 sul riordino del settore dei giochi online che ha introdotto per le aziende l’obbligo di implementare misure per la tutela e la protezione del giocatore.
Il messaggio più netto che emerge dall’indagine riguarda proprio la comunicazione. Per gli intervistati, perché sia efficace deve essere chiara, concreta e rivolta a tutta la popolazione, non solo a chi gioca: mettere in evidenza i rischi reali e indicare azioni e strumenti facilmente accessibili – limiti di spesa e di tempo, pause di gioco, autoesclusione – per intervenire prima che un comportamento diventi problematico.
La ricerca è stata condotta mediante 1.000 interviste a una popolazione tra i 18 e i 70 anni, mentre per quanto riguarda gli opinion leader sono state condotte 30 interviste in totale: 5 colloqui + 25 interviste semi-strutturate.







