Operazione “Tris” della Finanza: conti di gioco mai dichiarati nella Dsu, indebiti per oltre 414 mila euro.
Undici milioni di euro di vincite al gioco online, mai comunicate all’Inps e mai indicate nella Dichiarazione sostitutiva unica. È la cifra al centro dell’operazione “Tris” condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza del Verbano Cusio Ossola, che nell’ultimo anno ha individuato 22 persone percettrici di sostegni al reddito pur disponendo, secondo gli accertamenti, di somme incompatibili con qualsiasi soglia di accesso. Tutte sono state segnalate all’Autorità giudiziaria e all’Inps per il recupero delle somme.
Il filo dell’inchiesta passa dai conti di gioco. Le vincite, regolarmente accreditate su rapporti riconducibili ai beneficiari, avrebbero generato movimentazioni significative sia negli anni precedenti sia in quelli in cui sono state presentate le domande. Nonostante questo, nessuna di quelle somme risulta essere stata dichiarata ai fini Isee. Un’omissione che, ricostruiscono le fiamme gialle, avrebbe consentito ai richiedenti di mantenere sulla carta una situazione reddituale e patrimoniale compatibile con i requisiti: un Isee non superiore a 10.140 euro e un reddito familiare fino a 6.500 euro, elevato a 8.190 euro per i nuclei con persone over 67 o con disabilità grave o non autosufficienza.
Dividendo l’importo complessivo per il numero dei soggetti coinvolti, si ottiene una vincita media di circa 500 mila euro a testa, un valore che naturalmente non dice nulla sulla distribuzione reale, che potrebbe essere molto diseguale tra i singoli casi. La Guardia di Ginanza infatti quanto sia stato incassato dai singoli indagati, né in quale arco di tempo, né su quali tipologie di gioco. Resta quindi da chiarire quanto le vincite fossero concentrate in poche posizioni e quanto distribuite, un dato che incide sulla gravità delle singole condotte.
Sono le stesse fiamme gialle a spiegare, nel comunicato diffuso il 16 ottobre, che i controlli si sono sviluppati dopo un’attività info-investigativa a tutela del bilancio pubblico, mirata a questa specifica condotta. Dagli accertamenti è emerso inoltre che la maggior parte dei 22 aveva già beneficiato in passato, sempre senza titolo, del Reddito di emergenza e del Reddito di cittadinanza, prima di accedere all’Assegno di inclusione, la misura in vigore dal 1° gennaio 2024.
Le somme percepite indebitamente ammontano in totale a circa 414 mila euro: 189 mila euro di Assegno di inclusione, 179 mila di Reddito di cittadinanza, 1.200 euro di Reddito di emergenza, 43 mila di Assegno unico universale e poco più di 2 mila euro di Assegno di maternità. Tra gli indagati ci sono cittadini italiani e stranieri.
Il caso riporta l’attenzione su un nodo che incrocia il mondo del gioco e quello del welfare: le vincite, anche quando regolarmente accreditate sui conti di gioco, entrano a pieno titolo nella valutazione della situazione economica del nucleo e vanno dichiarate. La Finanza parla di una pratica che sottrae risorse alle categorie realmente vulnerabili, generando iniquità e minando la coesione sociale.
Il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità degli indagati sarà accertata in via definitiva solo con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.







