Il serbo radiato fino al 2050 e multato per 70 mila dollari: avrebbe reclutato altri giocatori.
Ventiquattro anni di squalifica e 70 mila dollari di multa. È la sanzione inflitta dall’International Tennis Integrity Agency al tennista serbo Stefan Milićević, 29 anni, ritenuto responsabile di gravi violazioni delle norme anticorruzione del tennis. Lo stop scatta dal 9 ottobre 2026 e terminerà l’8 ottobre 2050, una durata che di fatto chiude la carriera agonistica del giocatore.
Secondo quanto reso noto dall’agenzia il 15 ottobre, a Milićević sono contestati l’aver truccato sei partite, cinque delle quali disputate in prima persona, e il tentativo di alterarne altre sei, il tutto in un arco di tempo compreso tra il 2022 e il 2024. L’addebito più pesante riguarda però il ruolo avuto all’interno di una presunta rete di corruzione: il serbo avrebbe reclutato, o tentato di reclutare, più professionisti, con il risultato che alcuni di loro avrebbero a loro volta manipolato degli incontri. Un elemento che spiega la severità della sanzione, perché sposta la condotta dal singolo episodio a una vera e propria attività organizzata.
L’indagine dell’Itia si è svolta nel corso del 2026, ma il tennista non ha collaborato. L’agenzia riferisce di aver tentato per sette volte, attraverso canali diversi, di ottenere una risposta da parte sua, senza esito. Il 24 settembre, a conclusione degli accertamenti, gli è stata notificata la contestazione di violazione grave, la cosiddetta Notice of Major Offense, anche questa rimasta senza replica. In assenza di una risposta, come previsto dal regolamento e dalle linee guida sulle sanzioni dell’Itia, è entrata in vigore la sanzione stabilita d’ufficio, pari a 24 anni di ineleggibilità e 70 mila dollari di multa.
Milićević, che nell’agosto 2014 aveva raggiunto il suo miglior piazzamento in singolare, la posizione numero 1338 del ranking mondiale, non potrà più giocare, allenare né essere presente a eventi organizzati o autorizzati da World Tennis, Wta, Atp, dai tornei del Grande Slam e dalle federazioni nazionali. Il divieto vale quindi sia per l’attività in campo sia per qualsiasi ruolo a margine del circuito.







