L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea la penuria di dati sull’andamento dei casinò italiani.
di Mauro Natta
Nel mese di ottobre del 2026 al Casinò di Saint Vincent si sono registrati introiti per 6.420.099 euro dei quali 3.273.572 per le slot e 2.247.427 per i giochi da tavolo.
I primi corrispondono al 64,99 percento, i secondi al 35,01 percento; il rimanente, considerando minori presenze rispetto al mese di settembre, non disponendo di altri elementi, potrebbe anche significare che la diversificazione dei servizi e dell’intrattenimento ha prodotto un certo risultato.
Ecco terminato il mio commento ai risultati del mese di ottobre del 2026 con quelli dello stesso mese dell’anno precedente o alla media degli ultimi tempi.
Ma una situazione contabile non può essere tanto scarna secondo il mio modo di pensare, una mancata descrizione dei proventi derivanti dai giochi da tavolo, ad esempio lo chemin de fer dove esistono solo due elementi interessanti , cagnotte e mance, la prima per notizia di stampa, le due con qualche piccolo inserimento per la sola gestione, comunica sicuramente altre sensazioni dettate anche dalla curiosità.
Non riesco ad individuare altro che la curiosità soddisfatta nello scopo della comunicazione di cui trattasi.
Sicuramente ognuno pubblica quello che ritiene il più interessante per il futuro lettore. Dare l’impressione che tutto vada nel verso giusto non è un addebito che si rivolge all’estensore della situazione che, a ben vedere e per mia convinzione, dovrebbe e/o potrebbe essere più completa.
Nessuno ha la pretesa di conoscere dati ed elementi di valutazione, in specie quelli che non sono pubblicati come, ad esempio, l’importo delle mance e/o dell’avvenuto cambio titoli di credito.
Non si pretende nel modo più assoluto la conoscenza del rapporto di rendimento tra introiti e costo del personale, del numero dei frequentatori nuovi anche se c’è chi lo pubblica.
Anche se nel novero delle case da gioco italiane non troviamo più gli elementi in riferimento al mercato nazionale, non troveremmo inutile un’idea almeno vicina alla realtà al riguardo del trend della qualità del gioco e della frequentazione. Ciò anche ponendo mente alla disponibilità di una struttura alberghiera di lusso, quanto meno a differenza di costo rispetto alla concorrenza.
Chiudo ricordando che la gestione della Casa da gioco e del richiamato complesso del Grand Hotel Billia investe direttamente il turismo e l’occupazione con particolari riflessi sull’economia della Regione.
Quindi, ritornando sul mio pensiero relativo all’andamento del Casinò di Saint Vincent, pensando di non domandare o sperare di avere maggiori informazioni su un’azienda che mi ha visto impegnato per quaranta anni (1859 – 2000), mi auguro sinceramente di poter disporre di maggiori informazioni nel prossimo futuro.
Credo proprio che questa sia l’ultima volta che ne scrivo!
Foto di Kelly Sikkema su Unsplash







