Betaffiliation: ‘Beyond Ftd, il valore del traffico si misura dopo la conversione’

Il network di affiliazioni italiano Betaffiliation opera dietro questo mantra e festeggia i dieci anni di attività con un posizionamento consolidato in Italia e pronta per il Latam.

 

Il futuro dell’affiliazione non è trovare nuovi modi per aggirare le regole, ma diventare parte riconosciuta della filiera regolamentata.” Se BetAffiliation dovesse sintetizzare al massimo con una frase “manifesto” la sua attività direbbe proprio queste parole esatte. Accanto, ovviamente, al titolo di questa intervista al Chief Marketing Officer, Giovanni Galantino, che sta a significare come “il vero indicatore della qualità di una campagna è ciò che accade dopo lFtd, il First time deposit, il primo versamento nel conto gioco: e cioè la capacità del giocatore di rimanere attivo, generare turnover e, soprattutto, produrre Ngr, il ricavo netto dalla raccolta, per loperatore”.

Ma cerchiamo di capire un po’ di più di questa realtà nata, appunto, nellottobre del 2016: “Abbiamo costruito un ecosistema che oggi conta oltre 10.000 affiliati iscritti, dei quali circa 2.000 risultano mediamente attivi ogni mese, considerando come attivi gli affiliati capaci di generare almeno una conversione mensile. Sul fronte dellofferta, BetAffiliation mette a disposizione oltre 70 campagne attive tra betting e casinò, grazie ad accordi che coprono gran parte degli operatori Adm sul mercato italiano. Sul fronte dell’offerta, BetAffiliation mette a disposizione oltre 70 campagne attive tra betting e casinò, grazie ad accordi che coprono gran parte degli operatori titolari di regolare concessione Adm sul mercato italiano”.

Ma sono soprattutto i numeri relativi all’acquisizione a raccontare la dimensione raggiunta dal network. Nel corso del 2025 le campagne gestite da BetAffiliation hanno generato quasi 300.000 registrazioni e oltre 200.000 First Time Depositors (FTD). Un ritmo che si è mantenuto anche nel 2026: nel solo primo semestre sono stati superati i 150.000 nuovi registrati e i 100.000 FTD.

Non soltanto conversioni: il valore è nella qualità: “Nel performance marketing iGaming il numero di nuovi giocatori acquisiti, da solo, racconta soltanto una parte della storia – prosegue Giovanni Galantino – per BetAffiliation il vero indicatore della qualità di una campagna è ciò che accade dopo l’FTD: capacità del giocatore di rimanere attivo, generare turnover e, soprattutto, produrre NGR per l’operatore. È su questo terreno che il modello sviluppato dal network mostra uno dei suoi elementi distintivi”.

SEO, programmatic e social: un modello multicanale, ecco come funzionano le campagne: “Le iniziative sono strutturate attraverso deal ibridi, che combinano CPA e Revenue Share, la qualità degli utenti acquisiti permette agli operatori di ottenere un ritorno dell’investimento particolarmente rapido: sulla base delle performance osservate sulle campagne del network, il payback dell’investimento non supera i sei mesi, arrivando nei casi più performanti molto prima.

Questo approccio sposta quindi l’attenzione dal semplice costo di acquisizione al valore effettivamente prodotto dal giocatore nel tempo. Un’altra peculiarità di BetAffiliation è la capacità di integrare fonti di traffico profondamente differenti mantenendo elevati standard qualitativi – continua il Cmo Betaffiliation – l’ecosistema comprende SEO, programmatic e traffico proveniente dai canali social, compreso quello generato dall’universo dei tipster. Proprio quest’ultimo rappresenta uno degli ambiti nei quali il know-how maturato in quasi dieci anni di attività ha consentito al network di sviluppare competenze specifiche di selezione, analisi e ottimizzazione.

L’origine social del traffico, infatti, non viene considerata automaticamente sinonimo di minore qualità. Al contrario, quando source e audience vengono selezionate correttamente, i risultati possono raggiungere — e in alcuni casi superare — quelli provenienti dai tradizionali canali SEO”.

Un caso particolarmente significativo all’interno del network lo dimostra: Gli utenti acquisiti attraverso attività prevalentemente social degli affiliati contribuiscono per circa il 40% alla raccolta e all’utile complessivo del concessionario interessato.

In questo specifico caso, il traffico sviluppa sulla sola verticale sport un turnover mensile nell’ordine dei 30-40 milioni di euro, generando mediamente 4-6 milioni di euro di utile al mese. Numeri che mostrano come, se adeguatamente selezionato e gestito, il traffico social possa trasformarsi da semplice strumento di acquisizione in una fonte di giocatori ad alto valore.

La selezione del traffico come elemento strategico: “È proprio la qualità del traffico uno dei principi sui quali BetAffiliation ha costruito il proprio posizionamento – spiega ancora Galantino – l’obiettivo non è semplicemente incrementare il numero delle conversioni, ma permettere agli operatori di acquisire giocatori reali, sostenibili e capaci di produrre valore. Per questo motivo il network applica criteri rigorosi nella selezione e nel controllo delle source, con l’obiettivo di evitare che gli operatori acquisiscano traffico scam, non conforme o qualitativamente insufficiente. A questo si aggiunge un’attenzione crescente alla compliance.

BetAffiliation mette a disposizione dei propri affiliati strumenti e supporto finalizzati a consentire loro di promuovere le campagne nel rispetto della normativa vigente, creando così un ulteriore livello di tutela sia per il publisher sia per il concessionario”.

Dall’Italia al Brasile: “Dopo aver costruito e consolidato il proprio modello principalmente sul mercato italiano, per BetAffiliation si apre ora una nuova fase.

La strategia di crescita guarda alla LATAM e in particolare al Brasile, mercato sul quale il network sta iniziando a operare con l’obiettivo di replicare progressivamente il modello sviluppato in Italia.

Non si tratta semplicemente di esportare campagne, ma di trasferire un know-how costruito in quasi dieci anni di attività: selezione degli affiliati, diversificazione delle source, controllo della qualità, tecnologia, compliance e capacità di costruire rapporti sostenibili tra publisher e operatori.

La scommessa per il prossimo ciclo di crescita di BetAffiliation parte proprio da qui: trasformare un modello che ha dimostrato di funzionare sul mercato italiano in una piattaforma di crescita replicabile anche a livello internazionale”.

Scendiamo in temi di attualità nel mondo del gioco. Il riordino del gioco online sta cambiando il lavoro di una realtà leader come la vostra: è solo più semplice o l’eccessiva concentrazione può aver portato a qualche danno a livello economico nel business generale, anche se i dati continuano a crescere costantemente? “Il riordino sta sicuramente modificando gli equilibri del mercato, ma non direi che renda il nostro lavoro semplicemente “più facile”. Un mercato più concentrato porta certamente alcuni vantaggi: interlocutori più strutturati, maggiori investimenti, standard tecnologici e di compliance più elevati e, in generale, una filiera più professionale.

Allo stesso tempo, però, la concentrazione ha anche un costo. Un numero più ristretto di operatori significa inevitabilmente una minore diversificazione dell’offerta commerciale e una maggiore forza contrattuale nelle mani dei concessionari. Per un network come BetAffiliation questo può tradursi in una maggiore concentrazione dei volumi e quindi in una dipendenza più significativa da un numero inferiore di partner. È quindi un processo che presenta vantaggi ma anche elementi da monitorare attentamente.

Dal nostro punto di vista, la risposta è stata quella di evolvere il modello di business. Non possiamo più limitarci a essere un semplice intermediario tra traffico e operatore. Dobbiamo diventare sempre più capaci di produrre valore aggiunto attraverso tecnologia, dati, contenuti, capacità di selezione delle source e conoscenza del mercato. Ed è probabilmente proprio questa evoluzione che ci consente oggi di continuare a crescere anche all’interno di un mercato più concentrato.

I nostri dati continuano infatti ad aumentare, ma considero ancora più importante un altro elemento: la qualità economica degli utenti che acquisiamo per gli operatori.

È questo il punto fondamentale: in un mercato più concentrato e maturo il traffico non può più essere valutato soltanto in termini quantitativi. La vera competizione si sposta sulla capacità di generare giocatori sostenibili e profittevoli nel tempo.

Il riordino, da questo punto di vista, può rappresentare anche un’accelerazione positiva: meno spazio per operatori o intermediari improvvisati e maggiore valore per le aziende realmente strutturate”.

Dal Decreto Dignità in poi i network di affiliazione sono diventati di fatto uno dei principali collegamenti con i giocatori dei prodotti approvati da ADM. Come evolve questa situazione dopo il dibattito in AGCOM sul gioco responsabile e sulle nuove forme di promozione? Quali effetti vedete per voi e per i competitor e cosa è cambiato nelle regole del gioco? “Il Decreto Dignità ha rappresentato uno spartiacque per tutto il settore dell’affiliazione italiana – fa il punto Galantino – inizialmente è stato percepito soprattutto come una limitazione, ma con il tempo credo sia diventato anche un potente acceleratore di professionalizzazione del mercato. Per realtà come BetAffiliation ha significato cambiare completamente pelle.

Siamo passati progressivamente dall’essere un network focalizzato prevalentemente sull’acquisizione e sulla distribuzione del traffico a comportarci sempre più come una vera Media Company, dove contenuti, tecnologia, dati, comparazione e capacità editoriale diventano parte integrante del prodotto offerto sia agli operatori sia agli utenti.

Il punto, secondo me, è proprio questo: non bisogna cercare scappatoie rispetto al perimetro normativo, bisogna costruire valore all’interno di quel perimetro.

La creazione di contenuti informativi, l’utilizzo dei dati, gli strumenti di comparazione e l’informazione tecnica sui prodotti possono rappresentare contemporaneamente un valore per l’utente, uno strumento di acquisizione per l’operatore e una modalità più sostenibile di presidiare il mercato.

In questi anni abbiamo imparato che la qualità del contenuto e dell’informazione rappresenta probabilmente la risposta più efficace alle limitazioni introdotte nel 2018.

Ed è anche per questo che considero molto interessante il dibattito apertosi intorno alle nuove forme di comunicazione e alla promozione responsabile. Personalmente ritengo che il passo successivo debba essere riconoscere formalmente il ruolo dell’affiliato all’interno della filiera regolamentata”.

Betaffiliation era anche all’evento nell’evento Ige di aprile 2026 a Roma, Affiliates Connect: “Lì ho proposto, ad esempio, l’introduzione di una sorta di “patente” o licenza per gli affiliati, seguendo modelli già presenti in alcuni mercati internazionali. Non la vedrei come un ulteriore ostacolo burocratico, ma esattamente al contrario: come uno strumento di tutela per il mercato. Oggi convivono infatti strutture che investono milioni di euro in tecnologia, compliance, personale, contenuti e acquisizione con soggetti improvvisati che possono operare senza gli stessi standard. Una licenza permetterebbe agli operatori di sapere immediatamente con chi stanno lavorando, offrirebbe maggiori garanzie al regolatore e soprattutto aiuterebbe a distinguere l’informazione professionale e certificata dallo spam o da forme di promozione non controllate.

Questo avrebbe effetti positivi anche per la concorrenza. Non credo che il futuro debba essere quello di eliminare competitor, ma di alzare progressivamente il livello minimo necessario per competere.

In questo senso il mercato italiano presenta inoltre una caratteristica molto particolare. Noi la definiamo spesso il “paradosso italiano”: esistono grandi gruppi internazionali dell’affiliazione, alcuni anche quotati in Borsa, che in molti mercati dominano completamente il settore ma che in Italia incontrano difficoltà molto maggiori.

La ragione è semplice: il nostro mercato non consente un copia-incolla delle strategie internazionali. Servono conoscenza del territorio, comprensione della regolamentazione, rapporti consolidati con gli operatori, capacità di gestire la compliance e soprattutto source di traffico realmente radicate nel mercato italiano.

Il know-how locale diventa quindi una vera barriera competitiva. BetAffiliation si è sviluppata esattamente all’interno di questo spazio, costruendo negli anni asset, relazioni, fonti di traffico e competenze che difficilmente possono essere replicate semplicemente acquisendo un dominio o traducendo un sito internazionale.

Per questo non credo che il futuro sia rappresentato da un ritorno alla situazione precedente al Decreto Dignità. La direzione corretta è una maggiore trasparenza.

In prospettiva vedo un mercato nel quale il brand dell’affiliato dovrà diventare esso stesso una sorta di certificazione: l’utente dovrà sapere da chi sta ricevendo un’informazione, l’operatore dovrà conoscere perfettamente la provenienza del traffico e il regolatore dovrà poter individuare con chiarezza responsabilità e soggetti coinvolti nella filiera. Per BetAffiliation questa evoluzione rappresenta un’opportunità.

Più il mercato richiederà struttura, tecnologia, compliance, contenuti e qualità del traffico, più emergerà la differenza tra chi considera ancora l’affiliazione come semplice arbitraggio di traffico e chi invece ha costruito una vera azienda intorno a questo settore”.

Veniamo dai Mondiali 2026 e stanno ripartendo tutti i mercati che popolano le lavagne dei bookmaker: per questi periodi preparate offerte speciali, cambia il vostro lavoro o è totalmente destagionalizzato rispetto a quello degli allibratori in senso stretto?Il nostro lavoro non è completamente destagionalizzato rispetto a quello degli operatori, perché inevitabilmente risente dei grandi appuntamenti sportivi e dei momenti nei quali cresce l’interesse del pubblico. Quello che cambia, però, è il modo in cui affrontiamo queste fasi.

I Mondiali 2026, nonostante l’ormai cronica e certamente penalizzante assenza dell’Italia, sono stati per noi estremamente positivi. Abbiamo registrato ottimi volumi sia in termini di nuove acquisizioni sia di NGR, andando addirittura oltre le nostre più rosee aspettative.

È un dato particolarmente interessante perché dimostra quanto i grandi eventi sportivi siano ormai capaci di generare engagement anche indipendentemente dalla presenza della Nazionale italiana e, soprattutto, quanto sia importante riuscire a intercettare correttamente audience e intenzioni degli utenti.

Ora entriamo in una fase altrettanto strategica, con la ripartenza dei principali campionati nazionali e delle competizioni europee.

C’è però un aspetto che ritengo importante sottolineare: sarebbe oggi un errore identificare il betting sportivo esclusivamente con il calcio.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un progressivo riequilibrio dei volumi tra il calcio e le altre discipline. Per una serie di ragioni che meriterebbero probabilmente un approfondimento specifico, sport come il tennis e la pallacanestro, con particolare riferimento all’NBA, stanno facendo registrare volumi estremamente interessanti, contribuendo ad assottigliare progressivamente la distanza che storicamente li separava dal calcio.

Anche questo cambia il nostro lavoro e quello degli operatori, perché significa poter costruire strategie di acquisition e retention molto più distribuite durante l’anno, intercettando audience differenti e riducendo in parte la tradizionale stagionalità del betting.

Naturalmente il calcio resta il calcio e continuerà a fare la parte del leone nel mercato italiano. Ma è significativo che questa evoluzione degli altri sport stia avvenendo proprio in una fase nella quale il nostro calcio non vive certamente uno dei suoi momenti di massimo splendore, né a livello di club né, purtroppo, per quanto riguarda la Nazionale.

Per questo oggi osserviamo il mercato con una prospettiva molto più ampia: Serie A e competizioni europee rimangono centrali, ma tennis, NBA e altri sport stanno diventando sempre più asset strategici nella costruzione di un’offerta capace di accompagnare il giocatore durante tutto l’anno.

In collaborazione con diversi concessionari stiamo predisponendo offerte e iniziative specifiche con un duplice obiettivo: da una parte ottimizzare l’acquisizione di nuovo traffico, sfruttando il ritorno alla quotidianità del grande calcio; dall’altra lavorare sulla retention degli utenti acquisiti nei mesi precedenti, Mondiali compresi.

Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del nostro modello. Nei rapporti di partnership più evoluti non lavoriamo semplicemente come un fornitore che consegna traffico all’operatore. Lavoriamo a stretto contatto con il concessionario, condividendo dati, informazioni e soprattutto il sentiment che intercettiamo quotidianamente attraverso la nostra rete di affiliati e le diverse source di traffico.

Essendo presenti da quasi dieci anni in questo mercato e avendo un contatto estremamente capillare con publisher, tipster, community, traffico SEO, social e programmatic, spesso riusciamo a percepire molto rapidamente come stanno cambiando l’interesse e il comportamento degli utenti.

Il valore aggiunto nasce quando queste informazioni vengono condivise con l’operatore e trasformate rapidamente in azioni concrete: una determinata promozione, un focus su un prodotto, una strategia specifica di acquisition oppure un’attività mirata di retention”.

Insomma, più partnership che semplice affiliazione: “Il nostro compito non termina con l’FTD. Anzi, per certi versi è proprio da quel momento che possiamo misurare la reale qualità del lavoro svolto. Acquisire un giocatore durante un grande evento è relativamente semplice; la vera sfida è trasformare quell’acquisizione in una relazione di valore per l’operatore anche nei mesi successivi.

I Mondiali rappresentano quindi un acceleratore, così come lo sono la ripartenza della Serie A, della Champions League e delle altre grandi competizioni. Ma il nostro modello non vive esclusivamente di questi picchi. La capacità che cerchiamo di mettere a disposizione dei concessionari è proprio quella di intercettare il mercato prima possibile, acquisire nel momento giusto e lavorare insieme all’operatore affinché quel valore venga mantenuto nel tempo.

È questa integrazione tra acquisition, dati, conoscenza del mercato e retention che, a nostro avviso, rappresenta l’evoluzione naturale dell’affiliazione”, ha concluso Giovanni Galantino.