La socialite neozelandese sosteneva che le autorità del suo paese non potessero perseguirla per contenuti condivisi mentre si trovava all’estero.
Millie Elder-Holmes, nota influencer e socialite di Auckland, non è riuscita a far cadere per motivi di giurisdizione le sanzioni ricevute per aver promosso online un sito di scommesse straniero. La donna, lo scorso anno era già diventata la prima persona in Nuova Zelanda a pagare una multa da 5mila dollari neozelandesi per la promozione di gioco online offshore. Tre mesi dopo quella sanzione, secondo l’accusa, avrebbe pubblicato nuovi video che promuovevano una piattaforma di scommesse con sede in Belize, rivolti alle decine di migliaia di follower del suo profilo su Facebook e Instagram. Questa volta i contenuti sarebbero stati condivisi mentre l’influencer si trovava a Hong Kong, e proprio su questo dettaglio la sua difesa aveva puntato per chiedere l’archiviazione dei procedimenti, sostenendo che i tribunali neozelandesi non avessero titolo per giudicare fatti avvenuti fuori dal paese.
Il giudice Gus Andree Wiltens ha bocciato l’istanza in una decisione pre-processuale pubblicata questa settimana, lasciando quindi validi gli avvisi di infrazione contestati. Secondo quanto ricostruito dal New Zealand Herald, in udienza la procuratrice Hannah Reid aveva insistito sul fatto che gli spot fossero comunque rivolti in modo massiccio a un pubblico neozelandese, citando i riferimenti in dollari neozelandesi presenti nei video. L’accusa vuole ora dimostrare, in un eventuale processo, quale percentuale dei follower di Elder-Holmes risieda davvero in Nuova Zelanda, punto che considera decisivo per la competenza del caso, e ha parlato di una condotta ormai reiterata da parte dell’influencer, tale da giustificare l’interesse pubblico a proseguire.
Il Dipartimento degli Affari Interni neozelandese ha avviato dallo scorso anno una stretta sugli influencer che pubblicizzano siti di scommesse esteri dai propri account, pratica vietata dal Gambling Act. Prima di arrivare a Elder-Holmes, l’ente aveva inviato lettere di diffida ad altri quattro creator rimasti anonimi, e negli scorsi mesi altri profili sono stati colpiti da sanzioni analoghe. Rigettando il ricorso, il giudice ha osservato che la prima infrazione dell’influencer non era avvenuta da Hong Kong e ha aggiunto che la nuova legge in arrivo renderà comunque più difficile ripetere lo stesso schema in futuro.







