Mario Adinolfi, al centro delle cronache nell’ambito dell’inchiesta Scommessa Collettiva, va in carcere per aver violato il divieto di utilizzare i social network dagli arresti domiciliari.
Dagli arresti domiciliari al carcere per aver violato il divieto di utilizzare i social network. Si aggrava la posizione di Mario Adinolfi che lo scorso luglio era finito al centro delle indagini nell’ambito dell’inchiesta sul circuito Scommessa Collettiva. La Guardia di Finanza di Roma, su delega della locale Procura della Repubblica, ha eseguito oggi, 21 settembre, un’ordinanza emessa dal Tribunale di Roma che ha disposto la custodia cautelare in carcere, in aggravamento per le ipotesi di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi.
Tornando ai fatti, lo scorso 8 luglio, il giornalista romano, leader del Popolo della Famiglia, era stato messo agli arresti domiciliari accusato di Truffa ed evasione fiscale per cinque milioni di euro. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica riguardavano appunto il circuito “Scommessa Collettiva”, fondato dal giornalista romano, con il quale sarebbero stati raccolti capitali da investitori privati attraverso le scommesse sportive con la promessa di guadagni importanti.
Ora la posizione di Mario Adinolfi si è aggravata ulteriormente. Secondo quanto riportato dalla Guardia di Finanza, l’adozione della misura custodiale di maggior rigore è infatti scaturita dalla reiterata e sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell’originaria ordinanza cautelare, con la quale era stato imposto all’indagato il divieto di utilizzare, in qualsiasi forma, dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore.
Inoltre gli accertamenti svolti hanno documentato un numero reiterato di violazioni, concretizzatesi nell’utilizzo di social networks, che hanno assunto rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, con ulteriore rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento probatorio. Questo il commento di Mario Adinolfi sulle sue pagine social: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”.
Il provvedimento sostituisce, dunque, l’ordinanza degli arresti domiciliari eseguita nel mese di luglio scorso nei confronti dell’indagato, a seguito delle investigazioni sviluppate dai militari della Guardia di Finanza Le indagini era scaturite dalle denunce e querele presentate da soggetti che avevano affidato al giornalista ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso social network, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o della remunerazione prospettata. Contestualmente, era stato eseguito un sequestro preventivo per oltre 400 mila euro.
La misura cautelare è stata adottata nella fase delle indagini preliminari e, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie e in attesa di giudizio definitivo, nei confronti degli indagati vige la presunzione di non colpevolezza.







