L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema dei controlli nei casinò e delle misure che possono essere prese.
di Mauro Natta
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi” o sintetizzando “tutto cambia perché nulla cambi”.
Torno sulla questione non tanto per ripetere quanto già scritto nel dicembre 2025 a seguito dei ben noti fatti che hanno coinvolto la Casa da gioco valdostana ma, principalmente, per riscontrare che quanto da me previsto allora sta trovando sempre più riscontri col passare del tempo.
Ritengo infatti che ormai, anche i non addetti ai lavori abbiano maturato la convinzione che l’esercizio del potere amministrativo, la puntuale osservanza della normativa, la scrupolosa individuazione di organismi di vigilanza, il ricorso alle cosiddette task-force e l’inserimento di professionisti altamente qualificati in altri ambiti non sono strumenti sufficienti per tutelare una casa da gioco in ordine a delle possibili “azioni speculative” poste in essere fa soggetti esterni o interni all’azienda.
Un esempio banale: su ogni tavolo di roulette viene chiaramente specificato che per ogni scommessa vincente “en plein” dovrà corrispondere il pagamento di una vincita pari a 35 volte il valore della puntata, tuttavia non esiste alcuna garanzia amministrativa che ciò avvenga realmente.
Idem per l’osservanza sui limiti di cambio di valuta o per la valutazione di gioco espresso dai giocatori presentati dai cosiddettiContro porteur.
Tutte incombenze che per forza di cose finiscono per ricadere in area operativa.
Chi presidia la sala, ognuno per le diverse responsabilità al netto di quel “minimo di elasticità” che contraddistingue il gioco d’azzardo, ha due strumenti fondamentali per esercitare al meglio le proprie mansioni: il controllo concomitante (sovraintendere in tempo reale tutte le operazioni) e il controllo a posteriori (rapportare i dati provenienti dagli incassi netti, dalle mance, dal contante e dalle movimentazioni dei titoli).
Per “minimo di elasticità” si intendono tutte quelle operazioni, lecite, che però non possono essere accompagnate da una puntuale rendicontazione a livello amministrativo, e ciò per consentire alla casa da gioco di ridurre al massimo i tempi morti a tutto vantaggio della produttività complessiva e nell’interesse della Proprietà.
Per quanto si legge pare proprio che questo “minimo di elasticità” si sia trasformato, nel tempo, in un “eccesso di tolleranza“, direi quasi metabolizzato dal sistema, che ha aperto dei varchi in cui si sono infilati tutta una serie di personaggi, sia interni che esterni, e che sono stati utilizzati per ricavarne dei profitti personali, ponendo in essere delle azioni speculative a discapito dell’azienda.
Ricapitolando si potrebbe affermare che la parte amministrativa può (e deve) mettere in campo tutte le misure atte a contrastare il verificarsi di illeciti anche se tale intervento risulta di per sé necessario ma non sufficiente; la parte operativa deve essere riportata all’interno di quelli che sono i parametri di una Casa da gioco sana.
Per voltare decisamente pagina con il passato non sembra una buona idea, almeno per chi scrive, quella di affidare il complicatissimo percorso di risanamento, assolutamente non rinviabile sul piano operativo, a personalità interne all’azienda che di nulla si sono rese conto, a quanto sembra, di quello che stava succedendo negli ultimi anni in svariati reparti a contatto con il pubblico.
Sconsiglierei anche il ricorso a sconclusionati concorsi pubblici, come già visto a Sanremo nel 2025 laddove su 24 candidati per la Direzione giochi nessuno è risultato idoneo.
I professionisti in attività che potrebbero essere in grado di mettere mano ad una situazione così disastrosa sono infatti talmente pochi nel mercato italiano che, onde evitare sprechi di tempo e denaro, forse varrebbe la pena di contattarli direttamente.
Tentar non nuoce.
Foto di Edward Howell su Unsplash







