Palazzo Spada esamina oggi 20 ricorsi sull’Albo Pvr e sul tetto di 100 euro settimanali alle ricariche.
Torna oggi davanti al Consiglio di Stato la partita sull’Albo dei Punti Vendita Ricariche, dopo mesi di stallo e un rinvio che ha lasciato il settore sospeso tra norme contestate e applicazione incerta. La Sesta Sezione di Palazzo Spada tratta in un’unica seduta venti ricorsi, tutti nati dagli appelli presentati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli contro le pronunce con cui il Tar del Lazio aveva escluso l’immediata applicabilità della disciplina introdotta in attuazione dell’articolo 13 del decreto legislativo 41/2024.
Il dossier arriva a questo appuntamento dopo un percorso già lungo. Lo scorso 11 dicembre il collegio aveva tenuto un’udienza interlocutoria senza sciogliere il nodo di merito, ritenendo necessario acquisire ulteriori elementi sull’evoluzione della situazione concessoria. Con l’ordinanza pubblicata il 19 dicembre erano stati indicati con precisione i punti sui quali le parti avrebbero dovuto concentrare il confronto in vista della seduta odierna.
I giudici dovranno innanzitutto verificare l’attualità dei ricorsi e l’effettivo interesse delle parti, alla luce di quanto accaduto nel frattempo sul fronte delle concessioni per il gioco a distanza, passate dal regime di proroga tecnica alle nuove aggiudicazioni. Solo a valle di questo passaggio si capirà quali questioni di merito il collegio affronterà nel dettaglio, a partire dal nodo più discusso dagli operatori: il limite di 100 euro settimanali in contanti per le ricariche effettuate tramite i punti vendita, contestato dai concessionari insieme ad altre prescrizioni della disciplina attuativa.
Il settore segue l’udienza con attenzione, dopo aver più volte denunciato le difficoltà create dall’incertezza normativa. Il Sindacato Totoricevitori Sportivi, che rappresenta circa ventimila titolari di punti vendita, aveva già bollato come eccessivi i tempi del rinvio deciso a gennaio, mentre dal fronte dei gestori era arrivato un appello a scongiurare il rischio di caos applicativo. La decisione di oggi potrebbe segnare una svolta nella definizione del quadro regolatorio applicabile agli esercenti collegati alle nuove concessioni.







