Casinò: a Venezia e Campione si apre la partita contrattuale

L’analista di gaming Mauro Natta si sofferma sui prossimi rinnovi contrattuali cui sono chiamati i casinò di Venezia e di Campione d’Italia.

 

di Mauro Natta

Alle volte mi viene la nostalgia di quando avevo il compito di discutere il rinnovo del contratto di lavoro, i primi tempi dove lavoravo, dopo qualche anno, in campo nazionale. È stata una esperienza bella e utile nella quale con piacere ho imparato tante cose che conoscevo solo per sentito dire e materie che non pensavo nemmeno lontanamente alle quali mi sarei affezionato, una ad esempio: la questione fiscale.

Il rinnovo del contratto di lavoro è un’obbligazione nella quale nessuna delle parti, a mio avviso, dovrebbe far pesare la propria situazione economica.

Da un lato le esigenze dell’azienda, dall’altro quelle dei dipendenti ai quali non si dovrebbe far rammentare il sacrificio a seguito della riapertura alla fine di gennaio 2022 che, forse, è stata influenzata anche dal momento storico con quanto ne poteva derivare.

È acqua passata anche se la si ricorda, non per questo  dobbiamo condividere le esigenze della gestione che, sino a prova del contrario, non ci ha visto protagonisti se non per consentire un certo riavvio dell’attività che ha visto i risultati che sono stati definiti soddisfacenti.

Ora la situazione economica della gestione si trova a fronteggiare una serie di pagamenti che è senza dubbio alcuno credibile fossero noti da tempo.

Sicuramente le esigenze che l’azienda esterna sono reali ma, altrettanto dicasi di quanto i dipendenti intendono includere nelle loro richieste, conoscono il mercato che non si presenta roseo in quanto al futuro e che le prossime normative comunitarie potrebbero rendere ancora più incerto.

Siamo perfettamente consapevoli che l’organizzazione della produzione spetta al datore di lavoro; sommessamente, stante la situazione che ci consegna l’opportunità, vorremmo partecipare alla discussione del tema specifico.

Al tempo stesso speriamo che quanto sopra possa condurre ad una conclusione nell’interesse di tutte le parti in causa ad iniziare dall’ente pubblico proprietario e concedente che, a  conoscenza  del particolare ambiente produttivo, saprà valutare l’altrettanto particolare situazione finanziaria per la quale è più che normale attendersi la  dovuta attenzione.

Non si può prevedere il trend della domanda in un periodo nel quale l’incertezza economica regna sovrana, dove l’eventuale necessità di rivolgersi maggiormente all’élite potrebbe comportare un incremento di costi per servizi dal ritorno poco calcolabile al momento, insomma per concludere una situazione affatto leggibile.

In condizioni operative come le attuali pare logico e del tutto normale che l’azienda ci presenti un piano atto ad affrontare le esigenze di tutte le parti in causa e, per quanto riguarda i dipendenti, avranno cura di rispondere nel più breve tempo possibile.

L’azienda è a perfetta conoscenza di quelle che sono le aspettative dei dipendenti che sono pronti a discuterne ma il richiedere che siano gli stessi a fare delle proposte siamo convinti che, superando l’indicazione del programma produttivo del gestore a noi non noto, comporti un maggior lasso di tempo per trovare il giusto punto di incontro.

Non indico di quale rinnovo si tratti ma, leggendo, è chiaro ed evidente. Non conosco nei dovuti termini il contratto in scadenza se non per la materia richiamata espressamente citando l’articolo.

Ecco se vi domandate il motivo di quanto precede non posso dirvi altro che queste situazioni mi fanno sentire bene e, forse non anziano ma diversamente giovane.

È inteso che non desidero insegnare ai gatti ad arrampicarsi anche perché le unghie le ho tagliate ormai da molto tempo. Come ho scritto mi rifugio, appena posso, in argomenti non tanto più semplici da svolgere ma che ho apprezzato molto lavorando e mi concedono ancora il piacere di esprimermi.

Anche il contratto di lavoro per i dipendenti del Casinò di Venezia è in scadenza ma, dal 2002 circa, non conosco il valore e la composizione della produzione suddivisa tra le due sedi. E neppure i costi ma di questi se ne devono occupare l’azienda e i lavoratori, se del caso.

Ecco una motivazione che non mi permette di proporre un ragionamento ampio quanto il precedente. Il citato valore, unitamente alle presenze separate, potrebbe incentivare un discorso specifico.

Ritengo infatti più che logico, senza precise indicazioni ad iniziare dai proventi netti slot e giochi da tavolo ripartiti tra Ca’ Vendramin e Ca’ Noghera, con le presenze ugualmente separate sarebbe un azzardo – il richiamo alla particolare attività è puramente casuale – troppo alto da trattare cercando di farlo apparire formulato con cognizione di causa.

 

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