Stop ai social sotto i 13 anni, obblighi per videogiochi e app store. Il Governo segnala criticità su sussidiarietà.
Il Governo italiano condivide l’impianto dell’Eu Kids Act, la proposta di regolamento europeo che fissa a 15 anni l’età minima per aprire un account sui social network, ma chiede di correggerne diversi aspetti. È quanto emerge dalla relazione trasmessa al Parlamento il 20 ottobre, con cui l’Esecutivo esprime la propria posizione sul testo presentato dalla Commissione europea il 17 settembre.
Pur giudicando l’obiettivo di un quadro armonizzato in linea con l’interesse nazionale, il Governo individua criticità sul rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Il primo nodo riguarda la verifica dell’età: poiché il regolamento non si limita ai social ma si estende a piattaforme video, app store, giochi online e chatbot, l’Esecutivo chiede una valutazione specifica degli effetti che controlli generalizzati potrebbero avere sull’accesso a Internet dell’intera popolazione, con il rischio di restrizioni indebite. Viene inoltre sollecitata un’analisi delle ricadute sulle piattaforme più piccole e sulle startup.
Il secondo fronte è quello delle competenze. Secondo la relazione, le norme incidono su politiche familiari ed educative che spettano agli Stati membri e che implicano scelte politiche, non soltanto tecniche. Per questo il Governo chiede un maggiore coinvolgimento dei Paesi Ue e ritiene necessaria una rivalutazione complessiva dei numerosi rinvii ad atti delegati e di esecuzione, che lascerebbero alla Commissione margini ampi su aspetti sensibili.
La relazione accompagna l’avvio dell’esame parlamentare. Il dossier predisposto dal Servizio per i rapporti con l’Unione europea della Camera, pubblicato il 20 ottobre, ricorda che la proposta è stata assegnata alla commissione Trasporti e che il termine per il controllo di sussidiarietà scade il 23 novembre. Lo stesso documento rileva che la Commissione non ha elaborato un’autonoma valutazione d’impatto, una prassi già contestata dalla Camera con una risoluzione approvata a maggio, e segnala alcuni errori di rinvio interni al testo proprio nelle norme sugli atti delegati.
Nel merito, il regolamento vieterebbe i social sotto i 13 anni e consentirebbe tra i 13 e i 14 anni solo account limitati creati dai genitori, con un tetto di un’ora al giorno. Le piattaforme dovrebbero usare la soluzione europea di verifica dell’età e, entro sei mesi dall’applicazione, disattivare gli account degli under 15 o di chi non può dimostrare la propria età. Per tutti i servizi rivolti ai minori sarebbero vietati scorrimento infinito, meccanismi di ricompensa e notifiche nelle ore notturne.
Obblighi specifici riguarderebbero anche i giochi online, chiamati a prevenire l’uso compulsivo da parte dei minori e a proteggerli nei contatti con altri utenti, mentre ogni transazione economica dovrebbe essere preceduta da un’informazione chiara e in tempo reale, senza meccanismi che spingano a spese impulsive. Gli app store dovrebbero adottare sistemi di classificazione per età, da armonizzare con codici di condotta europei che includano criteri per valutare anche i contenuti legati al gioco con vincite in denaro.
Sul piano europeo la proposta avrebbe incontrato un consenso diffuso tra i Ventisette, secondo fonti informali citate nel dossier, con Francia e Spagna favorevoli a tempi rapidi e l’Estonia scettica sull’efficacia del divieto. Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre ha invitato i colegislatori a esaminare il testo rapidamente.







