Inaugurata la nuova sala estrazionale del capoluogo lombardo. Trasformazione tecnologica della rete, evoluzione dell’offerta e nuova offerta editoriale. Tra modernizzazione e identità storica del gioco.
Milano – Quasi 300mila apparecchi tecnologici sostituiti in 35mila punti vendita, investimenti per poco meno di 200 milioni di euro e una rete che serve ogni anno circa nove milioni di giocatori. Sono i numeri di una trasformazione che va ben oltre il rinnovamento delle sale estrazionali e che, a Milano, ha trovato una delle sue rappresentazioni più evidenti.
L’inaugurazione della nuova sede estrazionale del Lotto è stata l’occasione per tracciare un primo bilancio del percorso avviato con la nuova concessione e illustrare le direttrici lungo le quali si sta sviluppando uno dei giochi più radicati nella storia italiana.
A raccontarle sono stati Alessandro Paciucci, responsabile delle Operations Lottery in Italia, Stefano Mariani, responsabile Product Management Lotto, e Laura Feliziani, responsabile Marketing e Comunicazione. Descrivendo l’obiettivo di innovare il Lotto senza disperdere quel patrimonio di ritualità, simboli e consuetudini che ne accompagna l’evoluzione da secoli.
Paciucci: quasi 200 milioni investiti per rinnovare la rete
Il primo elemento che emerge dall’intervento di Alessandro Paciucci è la dimensione industriale dell’operazione. Il rinnovamento della sala estrazionale milanese rappresenta soltanto la componente più visibile di un programma che ha interessato infrastrutture, processi operativi, tecnologie e organizzazione della rete distributiva.
«Abbiamo rinnovato l’architettura, gli ambienti e la tecnologia», ha spiegato Paciucci, sottolineando come il progetto abbia mantenuto intatti il fascino e la ritualità delle estrazioni. Una scelta che riflette l’impostazione seguita fin dall’avvio della nuova concessione del Lotto, attraverso un programma di innovazione esteso a tutte le principali attività aziendali: dallo sviluppo tecnologico all’evoluzione dei prodotti, dalla comunicazione alla sostenibilità, fino al gioco responsabile.
Sul piano operativo, i numeri restituiscono la portata dell’intervento. In circa otto mesi sono stati sostituiti quasi 300mila dispositivi tecnologici distribuiti in 35mila punti vendita. Un’operazione che ha richiesto investimenti per poco meno di 200 milioni di euro e che, secondo Paciucci, è stata completata garantendo la continuità del servizio. Un risultato reso possibile anche dalla collaborazione con la rete dei ricevitori, chiamata a gestire il passaggio verso la nuova infrastruttura senza interrompere le attività. Il rinnovamento non riguarda soltanto le apparecchiature. Paciucci ha richiamato anche il collegamento in fibra della rete distributiva, evidenziando il valore dell’infrastruttura tecnologica realizzata e le sue potenzialità di servizio. La modernizzazione del Lotto assume così una dimensione che supera quella del singolo prodotto di gioco: interessa una rete capillare, distribuita sull’intero territorio nazionale, e coinvolge tanto l’esperienza del giocatore quanto l’operatività quotidiana degli esercenti. Per il concessionario, la sfida consiste nel far convivere l’efficienza di un sistema industriale sempre più evoluto con le caratteristiche di un prodotto la cui riconoscibilità dipende anche dalla continuità delle sue tradizioni.
Mariani: nuove meccaniche e frequenze di estrazione
L’innovazione tecnologica trova una corrispondenza diretta nell’evoluzione dell’offerta, al centro dell’intervento di Stefano Mariani. Il responsabile Product Management Lotto ha illustrato il percorso di sviluppo di un nuovo gioco introdotto a marzo e successivamente rilanciato a settembre con una modifica significativa della frequenza delle estrazioni, passata da 30 a cinque minuti. Una scelta che interviene su uno degli elementi fondamentali dell’esperienza di gioco: il tempo che separa la partecipazione dalla conoscenza del risultato. La nuova meccanica si fonda sulla possibilità di utilizzare combinazioni di tre o quattro numeri, valorizzando un rapporto con i numeri che appartiene già alla quotidianità delle persone. Dai biglietti numerati agli orari della sveglia, fino alle sequenze incontrate nelle attività di tutti i giorni, il prodotto punta a trasformare riferimenti comuni in possibili combinazioni di gioco. Mariani ha richiamato, a questo proposito, una vincita registrata proprio nel primo giorno del rilancio, associata alla combinazione 1-9-6-5: una sequenza che potrebbe richiamare, per esempio, un anno di nascita. Un episodio utilizzato per evidenziare come l’innovazione di prodotto possa continuare a dialogare con una delle caratteristiche più riconoscibili del Lotto: l’abitudine di attribuire un significato personale ai numeri. Nel suo intervento, Mariani ha inoltre richiamato i risultati conseguiti dai giochi della famiglia Lotto, citando il traguardo di 391 vincitori milionari e una vincita straordinaria da cinque milioni di euro registrata nei mesi precedenti. Al di là dei singoli risultati, il dato più interessante è la direzione dell’evoluzione dell’offerta: meccaniche più immediate, maggiore frequenza delle estrazioni e una relazione con il giocatore che continua a valorizzare la familiarità dei numeri.
Feliziani: la Smorfia diventa un progetto editoriale
Se Paciucci ha raccontato l’innovazione delle infrastrutture e Mariani quella dei prodotti, Laura Feliziani ha spostato l’attenzione su un terreno apparentemente distante dalla tecnologia, ma altrettanto importante per l’identità del Lotto: il patrimonio culturale associato ai suoi numeri. Il progetto presentato a Milano nasce da una domanda precisa: come reinterpretare la Smorfia napoletana, valorizzandone le radici e costruendo un linguaggio riconoscibile e contemporaneo? La risposta è un’iniziativa editoriale dedicata ai 90 numeri della tradizione, sviluppata attraverso un lavoro che combina ricerca storica, confronto con il territorio, illustrazione e comunicazione. Non si tratta, dunque, di una semplice riproposizione del repertorio tradizionale di associazioni tra numeri, sogni e immagini. L’obiettivo è costruire un racconto capace di restituire la ricchezza di significati che accompagna ciascun numero, riconoscendo alla Smorfia il valore di un patrimonio culturale stratificato. Per questo, come ha spiegato Feliziani, il progetto è partito dall’analisi delle fonti e dal confronto con le ricevitorie napoletane, considerate interlocutori privilegiati nella trasmissione di una tradizione che continua a vivere attraverso le persone e le loro interpretazioni. Il lavoro ha portato alla definizione di un repertorio condiviso dei 90 numeri, arricchito dal contributo di uno studioso della storia e delle tradizioni di Napoli. Un processo non privo di confronti e discussioni, proprio perché la Smorfia non costituisce un sistema rigidamente codificato, ma un insieme di interpretazioni che si sono sedimentate nel tempo.
Dai manifesti storici al linguaggio digitale
Particolarmente interessante è anche la scelta del linguaggio visivo. Feliziani ha spiegato che il progetto ha cercato ispirazione in differenti tradizioni iconografiche, dai primi manifesti pubblicitari di matrice futurista fino all’immaginario delle carte utilizzate per interpretare i sogni. Il risultato è un’identità visiva costruita anche attraverso i colori blu e arancione, associati al Lotto, e attraverso immagini che non si limitano a rappresentare gli oggetti, ma cercano di evocarne le emozioni. Il caffè, per esempio, non viene raccontato soltanto come oggetto, ma attraverso il suo profumo e le sensazioni che richiama. Allo stesso modo, la musica viene interpretata attraverso l’esperienza emotiva di chi la ascolta.
Il volume presentato durante l’evento, ancora nella forma di progetto editoriale e dunque suscettibile di ulteriori modifiche prima della pubblicazione definitiva, raccoglie questo lavoro.
Ogni numero diventa il punto di partenza di un racconto articolato, nel quale convivono il significato tradizionale, gli oggetti della vita quotidiana, le esperienze personali e le emozioni.
Una scelta che restituisce alla Smorfia la sua natura interpretativa, senza pretendere di stabilire un significato unico e definitivo per ciascuna combinazione.
Il progetto, inoltre, non è destinato a esaurirsi nella dimensione cartacea. L’intenzione illustrata da Feliziani è quella di sviluppare un linguaggio capace di attraversare anche i canali digitali, rendendo accessibile il patrimonio della tradizione a pubblici e generazioni differenti.
La modernizzazione, in questo caso, non passa dall’introduzione di una nuova tecnologia di gioco, ma dalla capacità di utilizzare strumenti contemporanei per raccontare un immaginario antico.
Il valore industriale della tradizione
L’inaugurazione della nuova sala estrazionale di Milano restituisce dunque un’immagine del Lotto che va oltre quella di un gioco storico alle prese con la necessità di aggiornarsi.
Da una parte c’è una trasformazione industriale sostenuta da investimenti rilevanti, con il rinnovamento delle infrastrutture e della rete distributiva. Dall’altra, un percorso di evoluzione dei prodotti che interviene sulle modalità di partecipazione e sulle frequenze di estrazione. Infine, una strategia di comunicazione che punta a valorizzare l’identità culturale del gioco. Tre direttrici che, considerate insieme, delineano una precisa impostazione strategica. Per un prodotto con una storia plurisecolare, infatti, innovare non significa necessariamente sostituire ciò che esiste, ma individuare nuove forme attraverso cui renderlo attuale.
È anche su questo terreno che si misura la sfida della nuova concessione: trasformare gli investimenti tecnologici in efficienza e qualità del servizio, accompagnare l’evoluzione dell’offerta con adeguati presìdi di sostenibilità e gioco responsabile e, contemporaneamente, preservare gli elementi che rendono il Lotto riconoscibile nel panorama italiano.
La nuova sala estrazionale di Milano diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia, nella quale il futuro del prodotto non viene costruito in contrapposizione al passato, ma anche attraverso la sua valorizzazione.
Perché, nel caso del Lotto, i numeri non rappresentano soltanto il risultato di un’estrazione: continuano a essere parte di un linguaggio collettivo che attraversa generazioni, territori e abitudini. Ed è proprio la capacità di conservare questa relazione, mentre cambiano infrastrutture, prodotti e modalità di fruizione, a rappresentare una delle sfide più importanti della nuova fase industriale.







