Proventi lordi, focus sulla qualità di gioco e giocatori nei casinò

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema dei proventi lordi nei casinò, indispensabile per delineare la qualità del gioco e dei giocatori.

 

di Mauro Natta

Nella gestione di una casa da gioco, e non scrivo solamente per Saint Vincent, non è tanto il totale degli introiti netti quanto quelli lordi che consentono di individuare la qualità del gioco e dei giocatori.

Certamente la composizione dei proventi netti avrebbe potuto contribuire a una migliore conoscenza di quanto specificato precedentemente. Almeno dalla suddivisione tra proventi netti derivanti dalle slot e quanti dai giochi da tavolo.

La conoscenza dell’entità proporzionale dei proventi accessori sulla scorta del vantaggio del banco e la specifica dei proventi dai giochi da tavolo poteva fornire qualche indicazione in più sulla qualità che si può trovare, ad esempio, nei risultati dello chemin de fer.

Andando alle cifre che sono quelle le più rilevanti in un contesto come il bilancio troviamo: costo della produzione con tutte le precisazioni, non a livello di allegato al 31/12, il saldo positivo dopo il raffronto col valore delle produzione e qualche altra considerazione. Un occhio di riguardo nei costi per il personale con quelli del periodo precedente per una possibile comparazione con i risultati lordi dei giochi da tavolo ed il conseguente rendimento.

Sicuramente un preventivo, anche se accurato relativamente ai proventi, non pare esaustivo ma deve servire per monitorare la tipologia degli introiti nell’ambito del “progressivo” e dell’adeguamento relativo tra offerta e domanda da seguire anche allo scopo del controllo qualitativo in ordine ai servizi alla clientela coniugati al ritorno degli investimenti.

Non ho ancora fatto cenno a una “missione” che un gestore deve determinare irrinunciabile: il controllo sulla regolarità del gioco e degli incassi. Sicuramente anche la proprietà ha i mezzi per effettuare detti controlli che, in ogni caso, non hanno identiche funzioni anche se mirate ad un identico interesse.
Per fare un esempio, senza alcuna pretesa se non quella di farlo leggere, desidero dimostrare come un raffronto tra contante (biglietti cambiati direttamente ai tavoli dai giocatori) ed il risultato del tavolo si può trovare una discrepanza tale a dimostrazione di un eccesso di cambio, forse un riciclaggio di modesto calibro? Ma il fatto esposto non può essere effettuato in modo diverso da tavolo per tavolo.

Così come uguale metodologia (tavolo per tavolo) è indispensabile relativamente al confronto mance col risultato che si ritrova adottato in altre case da gioco italiane.

Tutti gli importi sono riscontrabili dalle operazioni di chiusura dei tavoli di contropartita ad esclusione del conteggio mance ed allora, ammesso e non concesso che si segua un metodo differente, sarebbe forse il caso di pensare a quanto mi permetto di suggerire.

E’ certo che l’azionista di riferimento nonché proprietario non impone al gestore la metodologia di cui sopra ma la può applicare in aggiunta al controllo concomitante attualmente utilizzato di sua spettanza come si può leggere sul disciplinare.

Credo si possa ritenere che una valida forma di controllo sulla regolarità del gioco e degli incassi possa costituire un ulteriore contributo anche in previsione delle norme che entreranno in vigore dal luglio 2027.

 

Foto di Zoshua Colah su Unsplash