Domande via Pec entro venti giorni dalla pubblicazione del decreto, lavori da completare entro il 30 settembre 2027.
Oltre 1,7 milioni di euro per rinnovare gli ippodromi italiani, puntando su sicurezza e tecnologia. È la dotazione del contributo in conto capitale per il 2026 che il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste mette a disposizione delle società di corse, con un decreto firmato il 15 ottobre dal direttore generale per l’ippica Remo Chiodi. Le risorse, pari a 1.708.048 euro, arrivano dal riaccertamento dei residui del 2025 sul capitolo di bilancio 7763 destinato all’adeguamento degli impianti e delle loro infrastrutture.
Il provvedimento individua due obiettivi: il miglioramento delle dotazioni tecnologiche degli ippodromi e gli investimenti su impianti e attrezzature necessari a garantire il regolare svolgimento delle corse nel rispetto delle norme di sicurezza. I progetti potranno riguardare interventi a tutela di operatori e cavalli oppure soluzioni pensate per migliorare la fruizione dell’evento ippico da parte del pubblico, con tecnologie e standard aggiornati. Il contributo coprirà l’80 per cento dei costi ammissibili e rientra nel regime degli aiuti alle infrastrutture sportive previsto dall’articolo 55 del regolamento Ue 651/2014, esente dall’obbligo di notifica alla Commissione europea.
La ripartizione tra i singoli impianti segue i criteri fissati dal decreto ministeriale del marzo 2025, modificato a giugno di quest’anno dopo due sentenze del Tar Lazio: una quota compresa tra il 55 e il 65 per cento andrà agli ippodromi di trotto, il resto, tra il 35 e il 45 per cento, a quelli di galoppo, in base alla posizione occupata nella classifica degli impianti. Possono partecipare le società di corse riconosciute per il 2026 che gestiscono impianti privati, le concessionarie di ippodromi pubblici, tra cui quelli di Sassari, Varese e Roma Capannelle, e in subordine gli enti proprietari, qualora le società non siano interessate o autorizzate a investire. Per gli impianti a proprietà e gestione pubblica il beneficiario è l’ente titolare, come nel caso del Comune di Livorno per l’ippodromo Caprilli.
Le società dovranno dimostrare di essere in regola con contributi previdenziali, norme sulla sicurezza sul lavoro e normativa antimafia, di non trovarsi in procedure concorsuali e di non aver già ricevuto altri aiuti pubblici per le stesse spese. Le domande vanno inviate via Pec entro le 12 del ventesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto sul sito del ministero, accompagnate da un progetto di fattibilità tecnico economica con cronoprogramma e dichiarazione di congruità dei prezzi firmata da un tecnico abilitato. Ogni ippodromo potrà presentare una proposta per ciascuna disciplina gestita. Una commissione nominata dalla Direzione generale esaminerà le istanze in ordine cronologico di arrivo, con la possibilità di sanare entro dieci giorni le carenze formali.
I lavori non potranno partire prima della presentazione della domanda e dovranno essere completati entro il 30 settembre 2027. I beni finanziati dovranno restare nel patrimonio dell’impresa per cinque anni, tre per quelli soggetti a rapida obsolescenza tecnica, pena la restituzione totale o parziale dell’aiuto. Le società potranno chiedere un anticipo fino al 20 per cento della somma ammessa, presentando una fideiussione pari al 110 per cento dell’importo richiesto. Eventuali risorse non utilizzate potranno essere redistribuite tra i beneficiari con un successivo provvedimento.
L’erogazione resta comunque legata all’assegnazione dei fondi di cassa da parte della Ragioneria generale dello Stato: in mancanza, il ministero non sarà tenuto ad alcun impegno nei confronti delle società. Il decreto è stato trasmesso agli organi di controllo per la registrazione.







