Bergamo, revocata la licenza Vlt a un locale di Trescore Balneario: gestito come un bar

Il Questore ha applicato l’articolo 10 del Tulps dopo aver accertato che il locale operava di fatto come esercizio di somministrazione.

Doveva ospitare apparecchi da gioco autorizzati, ma nei fatti funzionava come un normale bar di quartiere. È quanto emerso dai controlli amministrativi condotti dalla Polizia di Stato di Bergamo su un esercizio commerciale di Trescore Balneario, la cui licenza per l’installazione e la gestione di Vlt è stata revocata dal Questore .

Il provvedimento arriva al termine di una serie di verifiche che avrebbero fatto emergere una contraddizione difficile da ignorare: il locale, formalmente autorizzato ad attività di gioco e scommesse, sarebbe risultato allo stesso tempo un punto di somministrazione di bevande e alimenti a tutti gli effetti. Diverse persone sarebbero state notate a consumare all’interno del locale, soprattutto nelle ore mattutine, mentre all’esterno campeggiava un’insegna con la scritta “Caffetteria”, completa degli orari di apertura tipici di un bar.

Un quadro che si scontra apertamente con la normativa sul gioco pubblico, pensata anche per tutelare i soggetti più vulnerabili attraverso limitazioni specifiche. Il decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 2010 stabilisce infatti in modo tassativo quali tipologie di locali possono ospitare apparecchi Vlt, escludendo espressamente quelli destinati alla somministrazione di alimenti e bevande: l’installazione dei dispositivi da gioco non può cioè diventare un’attività accessoria di un bar.

Su queste basi il Questore ha fatto ricorso all’articolo 10 del Tulps, che gli consente di revocare o sospendere le autorizzazioni di polizia in caso di abuso da parte del titolare.

I controlli sul territorio bergamasco non si sono fermati al caso di Trescore Balneario. Tra le altre irregolarità riscontrate dagli agenti figurano apparecchi da gioco lasciati accesi in una fascia oraria non conforme al regolamento comunale, oltre all’assenza della cartellonistica obbligatoria sul divieto di fumo nello stesso esercizio. Ad Albino e San Paolo d’Argon, invece, sono state rilevate forme di pubblicizzazione delle vincite esposte all’interno dei locali, anch’esse non consentite dalla normativa di settore.