Cassazione: confermate le condanne dell’inchiesta ‘Ndrangames’, un giro di 3mila slot e gioco online illecito

La suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa dei condannati dell’inchiesta ‘Ndrangames’ della Dda di Potenza del 2017, un giro di 3mila slot e scommesse clandestine senza limiti.

 

Rigettato il ricorso della difesa nell’inchiesta “Ndrangames” della DDA di Potenza che nel 2017 portò alla luce l’operazione di un gruppo criminale della Basilicata sulle reti del gioco online illegale.

I giudici della suprema Corte di Cassazione hanno quindi confermato la condanna a due anni di reclusione per Nicolino Grande Aracri, esponente di spicco della criminalità organizzata e boss ergastolano, ritenuto al vertice del sistema che utilizzava strumenti informatici e telematici per raggiungere ricchi ricavi con siti ovviamente senza concessione.

A riportare la bocciatura della difesa dei Grande Aracri e degli esponenti del clan Martorano-Stefanutti dall’inchiesta nominata NdranGames, è stata la Gazzetta del Sud. L’inchiesta del 2017 ha portato alla luce le operazioni illegali del gruppo effettuate tra il 2012 e il 2015. Confermata la decisione della Corte d’appello di Potenza nel 2025 che aveva comminato 2 anni all’esponente del clan in questione oltre a Francesco Mauro, “fiduciario” di Nicolino Grande Aracri. Tuttavia i giudici hanno annullato con rinvio la condanna a due anni nei confronti di Salvatore Gerace. Per quest’ultimo sarà necessario un nuovo giudizio di secondo grado, limitatamente alla rivalutazione del trattamento sanzionatorio.

L’operazione, coordinata in sinergia con la Procura antimafia di Catanzaro, produsse 11 misure cautelari da parte dei Carabinieri di Potenza. Le indagini fecero emergere, secondo l’accusa, una collaborazione tra la criminalità organizzata cutrese e quella lucana finalizzata a ricavare ingenti somme di denaro dalla gestione delle slot machine. In tutta Italia sarebbero stati collocati circa 3.000 apparecchi negli esercizi pubblici. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, ciascuna slot avrebbe prodotto, per un determinato periodo, introiti annuali fino a 200.000 euro.

Non solo slot ma anche scommesse. La Cassazione parla soprattutto di Grande Aracri, al centro di un sistema illecito di scommesse senza limiti di puntata e di vincita, caratterizzato dalla “predominanza” del rischio sulle capacità dello scommettitore. Il boss, inoltre, avrebbe curato la distribuzione degli apparecchi elettronici e dei servizi di rete necessari sul territorio potentino. Tutto era collegato ad un sito dal dominio greco.

Foto sito ufficiale Corte di Cassazione