L’analista di gaming Mauro Natta ripropone una relazione del 1993 sul Casinò di Venezia, evidenziando alcune vecchie problematiche in alcuni casi superate, in altre tuttora presenti.
di Mauro Natta
Alla fine credo di aver terminato la pulizia di cassetti e scatoloni contenenti documentazione varia sulle case da gioco, era anche ora.
L’occasione mi ha permesso di trovare uno dei primissimi miei interventi sul tema. Era il 1993 e si parlava, dall’anno precedente, di nuove case da gioco con la presentazione di progetti e disegni di legge in Parlamento.
Si svolgeva una riunione a livello sindacale a Venezia e ci trovavamo per discutere e fare eventuali proposte in argomento casinò partendo dal trend del mercato nazionale.
Non sono qui ad annoiarvi con discorsi fuori del tempo attuale, sinceramente mi pare non del tutto. Impiego solo una parte del mio intervento.
“La presente relazione prende in esame i risultati delle case da gioco italiane a datare dal 1988 con particolare attenzione per il Casinò di Venezia in quanto evidenziano un calo di quello che, da sempre, è stato l’elemento trainante: lo chemin de fer. Un gioco indispensabile a rappresentare il fiore all’occhiello di ogni casa da gioco mirata all’élite e alla qualità.
Una tendenza che si ritrova, anche se non in egual misura, nelle altre case da gioco nazionali.
Vi è da notare che fattori estranei, esterni all’elemento prettamente tendenziale, ad esempio a Saint Vincent dove emerge la differenza di ripartizione tra Regione e gestore privato che varia (72/28 giochi francesi e 61/39 americani), possano aver contribuito al risultato che lamentavamo.
Il più rilevante rischio di impresa, nella gestione di una casa da gioco, è rappresentato dal cambio assegni e se ne deve tenere conto debitamente nel caso in esame.
Occorre premettere che la casa da gioco è stata creata ed altre se ne intendono istituire per uno scopo fiscale complessivo: entrate tributarie (L. 488/86), sviluppo turistico e occupazione.
La casa da gioco, pur nella sua atipicità, è una azienda come tante altre che producono servizi: due sono a mio parere i criteri direttivi che si possono individuare: adeguamento dell’offerta alla domanda e ottimizzazione dei servizi offerti alla clientela.
Per quanto al primo punto, visitando la concorrenza nazionale, si osserva la presenza di altri giochi in aggiunta a quelli praticati precedentemente.
Relativamente ai servizi per Venezia possiamo notare la non comodità temporanea di accesso, si ponga mente alla sede del Lido.
Dalle tabelle a disposizione si ricava un quadro del trend degli ultimi anni: i giochi francesi hanno subìto un calo notevole, per lo chemin de fer lo si potrebbe imputare, salvo ulteriori verifiche, alla diminuzione delle presenze d’élite come già fatto notare.
La situazione definita di scomodità necessita di un drastico intervento. Occorre, a mio parere, una sede moderna nuova, funzionale e, soprattutto, comoda da raggiungere velocemente.
Forse è stata una spinta a trovare una soluzione, forse Ca’ Noghera? Potrebbe anche darsi ma è solo una lontanissima ipotesi possibile a posteriori e con fantasia. (1)
Desidero aggiungere che per quanto inerisce a fatti ‘criminosi’ accaduti o presunti tali ai danni della Casa da gioco, a prescindere da ogni altra considerazione, mi permetto di notare:
a) i proventi netti di gioco e quelli aleatori si possono controllare con gli elementi contabili e di riscontro normalmente rilevabili ogni giorno quali:
1) contanti cambiati alle casse e ai tavoli,
2) integrazioni dei tavoli (qualità e quantità),
3) importo delle mance dei singoli tavoli e giochi.
4) percentuali e raffronti tra i dati precedenti.
Si può dar corpo a un controllo incrociato con valenza giornaliera e/o nel lungo periodo; i rilevamenti che ne derivano sono attendibili.
Certamente – e può essere opposto al ragionamento che precede – certi fatti possono compiersi da “furbetti”.
Esistono anche altre modalità di controllo come, tra l’altro, quello a vista, ma non siamo qui per discuterne.
Una puntualizzazione è d’obbligo: il giocatore/cliente (lo dico perché, a volte, non tutti lo sono) si avvede di ogni irregolarità commessa al tavolo.
Gli argomenti da trattare sono molti e ne parleremo tutti insieme, siamo qui appunto per ragionarne, una in particolare mi attrae: mi piacerebbe che una Società di gestione prevedesse nel proprio statuto la possibilità di emettere azioni ai sensi dell’art.2349 del codice civile”.
(1) Aggiunto in fase da scrittura del presente.
Foto di Claudio Schwarz su Unsplash







