Anche l’associazione Logico commenta la vicenda ‘True Data’, ritenendo che sia una campagna che in nome della tutela di interessi privati finisce per delegittimare l’attività dei concessionari di gioco di Stato.
La campagna True Data continua a tenere banco. Anche l’associazione Logico (Lega Operatori di Gioco su Canale Online) ritiene infatti “doveroso” intervenire sulla campagna di comunicazione recentemente promossa dalla Lega Serie A sul tema dei dati utilizzati nelle scommesse sportive, “sia per i possibili effetti denigratori che il messaggio diffuso produce sull’attività dei concessionari dello Stato rappresentati dalla nostra associazione, sia per il contestuale invio di lettere ad alcuni concessionari, diffidati alla conclusione di accordi con il licenziatario unico della Lega per l’utilizzo di dati definiti ‘ufficiali’ ed ‘esclusivi’ relativi alle proprie competizioni“.
In una nota, l’associazione evidenzia come “la contemporaneità fra tali richieste di natura squisitamente economica e la campagna televisiva rende infatti inevitabile interrogarsi sul potenziale intento manipolatorio di entrambe le azioni, pubblica e privata, analizzate nel complesso.
Ad una prima visione dello spot, avevamo interpretato l’iniziativa in una prospettiva diversa e condivisibile: quella di utilizzare la straordinaria capacità di comunicazione del calcio italiano per sui rischi delle scommesse clandestine e illegali, distinguendole con chiarezza dal circuito del gioco legale e autorizzato. Sarebbe stata un’iniziativa importante, e ciò che ci saremmo aspettati da un partner di così alto profilo.
La campagna, tuttavia, non distingue fra gioco legale e gioco illegale. Si focalizza invece sulla distinzione fra dati ritenuti “ufficiali” e dati provenienti da altre fonti, arrivando a suggerire una presunta sovrapposizione fra la provenienza del dato e la sicurezza della scommessa. È proprio per questo che riteniamo la campagna, così formulata, un’occasione mancata”.
Logico sottolinea poi come “la tempestiva presa di posizione di Adm ha inoltre chiarito un punto fondamentale: la sicurezza e la legalità delle scommesse non dipendono dalla provenienza del dato utilizzato, bensì dal fatto che l’offerta sia effettuata nell’ambito del sistema concessorio pubblico e sotto la vigilanza dell’Agenzia”.
Ciononostante, “il rifiuto della Lega di ritirare una campagna che riteniamo discreditante per il sistema dei concessionari Adm ci impone di esprimere la nostra posizione.
Occorre anzitutto ribadire che i concessionari dello Stato operano sulla base di una convenzione con Adm e sono tenuti a rispettare regole, obblighi e presidi definiti dall’Amministrazione per l’offerta dei prodotti di gioco, comprese le scommesse sportive. È quindi legittimo chiedersi se sia ammissibile che un soggetto privato, attraverso la rivendicazione di propri diritti commerciali sui dati, possa di fatto condizionare la possibilità per un concessionario di svolgere le attività previste dalla propria concessione, nei tempi e secondo le modalità stabilite da Adm”.
La questione, secondo Logico, “assume un rilievo ancora maggiore quando l’alternativa è rappresentata dall’offerta illegale, che opera al di fuori del sistema concessorio e dei controlli previsti dall’ordinamento e che può utilizzare le medesime informazioni sportive, indipendentemente dalla loro qualificazione come ‘ufficiali’ o meno.
La sicurezza e la legalità dell’offerta di gioco non dipendono quindi dal fatto che i dati utilizzati da un concessionario provengano da uno specifico fornitore commerciale, ma dall’appartenenza dell’operatore al sistema concessorio e dal rispetto delle regole e dei controlli previsti dall’ordinamento. È questo il perimetro nel quale operano Adm e i concessionari autorizzati. Altrimenti si arriverebbe ad un paradosso: un operatore illegale che si avvalesse dei dati ‘ufficiali’ della Lega Serie A sarebbe da considerarsi legittimo? È evidente che non può essere così”.
E proprio per questo, trasformare una controversia di natura commerciale in un messaggio rivolto indistintamente a milioni di persone rischia di produrre un effetto deleterio, quello di creare confusione fra tre concetti che devono invece rimanere distinti: la legittimità della fonte del dato, la legalità dell’operatore e la sicurezza della scommessa, con un conseguente effetto di delegittimazione dell’intero sistema del gioco pubblico.
Ed è proprio questo che riteniamo particolarmente problematico.
La comunicazione rivolta agli scommettitori dovrebbe invece avere un obiettivo prioritario: proteggerli dall’offerta illegale e rafforzare la consapevolezza dell’esistenza e delle garanzie del sistema autorizzato. Non la tutela del valore economico dei dati sportivi, per la quale altre sedi e modalità sarebbero più opportune.
Per questo Logico auspica che la Lega Serie A possa riconsiderare l’impostazione della campagna e trasformare una iniziativa che oggi rischia di generare confusione in una reale occasione di sensibilizzazione contro il gioco illegale.
Sarebbe un risultato nell’interesse di tutti: della Lega, dei concessionari, delle istituzioni e, soprattutto, degli scommettitori.







