Per Abete, nell’ambito dell’esame del disegno di legge Marcheschi e abbinati in materia di sistema calcistico italiano, “il fatto di prevedere, come è previsto nell’ambito dei provvedimenti di legge, un introito aggiuntivo che è collegato al 2 per cento sulle scommesse, penso che riposizionerebbe il mondo del calcio in una dimensione compatibile con il rapporto dare e avere”.
In 7ª Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato proseguono le audizioni sui provvedimenti riguardanti le disposizioni in materia di riforma del sistema calcistico italiano (disegno di legge Marcheschi e abbinati). Tra gli interventi di oggi, martedì 22 settembre, quello di Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti (Lnd).
“Il calcio è un grande fenomeno sociale, che dà tanto al sistema Paese anche in termini di fiscalità: parliamo di 1,2 miliardi. Ma oggi che cosa recupera? Mediamente 35 milioni circa – commenta Abete -. Ovviamente, chi più ha più deve dare, questo è naturale. E il fatto di prevedere, come è previsto nell’ambito dei provvedimenti di legge, un introito aggiuntivo che è collegato al 2 per cento sulle scommesse, penso che riposizionerebbe il mondo del calcio in una dimensione compatibile con il rapporto dare e avere. In relazione al fatto che noi corriamo il rischio di vedere il calcio solo negli stipendi milionari e quindi nella dimensione di alcune cose che ci sfuggono anche come tifosi, ma dobbiamo capire che è una dimensione di circa il 25 per cento dei tesserati di 1.100.000 persone. Dobbiamo stare attenti a non confondere una dimensione apicale di poche persone con la dimensione di sistema presente su tutti quanti i territori.
L’obiettivo – aggiunge Abete – di dare più risorse è non solo un obiettivo di utilità per chi fa il dirigente, ma anche un obiettivo giusto perché il rapporto tra dare e avere rimarrebbe comunque particolarmente significativo nella logica del maggior apporto del calcio per cercare un riequilibrio”.







