Ecco il dibattito sui problemi e le soluzioni per l’ippica italiano, negli interventi di numerosi operatori ippici.
Roma – Fitto dibattito e parterre numeroso, nel panel conclusivo del convegno sull’eredità di Varenne e in programma oggi 24 settembre in Senato. Al centro, i problemi e le soluzioni per far crescere gli ippodromi.
Alberto Toniatti, presidente Allevatori Trotto, prende la parola: “Da un punto di vista sportivo, l’allevamento italiano possiamo dire che sta benissimo. Dopo Varenne abbiamo infatti avuto maggiore credibilità nelle corse all’estero, quindi c’è un prima e dopo Varenne e da dieci anni gli allevamenti italiani hanno prodotto tanti cavalli di grande successo”.
Marc Chantre Bompiani, senior director Ippodromi Snai, sul rilancio degli ippodromi evidenzia che “gli ippodromi sono i contenitori dello spettacolo, ed è il momento in cui si vede tutto quello che è stato preparato dagli operatori. La responsabilità dell’ippodromo dunque è quella di creare uno spettacolo degno per mantenere il pubblico attuale che è abbastanza tecnico. Dobbiamo però attrarre i giovani e per questo il prodotto ippico deve essere eccellente, con le piste migliori e centri di allevamento di livello. Questo prodotto deve però essere raccontato ad una platea più ampia”.
Tony Leonardo D’Aquino dell’Ippodromo Casarano spiega che “il nostro progetto è quello di migliorare la struttura come immagine, un progetto è abbastanza ampio per arrivare a una politica adeguata con i grandi colossi dell’ippica. Mi sento piccolo perché ho un ippodromo che si sta riscoprendo adesso ma in futuro cercheremo di alzare il tiro per dimostrare che ci siamo anche noi anche se siamo in una posizione geografica particolare. Sono fiducioso.”
Dario Trasi, proprietario Free Time Jepson – Scuderia Chelsea, evidenzia: “Il proprietario oggi è visto come una figura non ben definita. Io penso che è una categoria che va tutelata a cui vanno dati dei servizi, prima di tutto su come approcciarsi al settore perché parliamo di lavoro che si può fare a livello locale e anche internazionale. I proprietari cercano oggi dei professionisti ma vivono un momento non bello perché il montepremi come è strutturato, non li mette in condizione di esprimersi al meglio. L’ippica per ripartire deve dare l’importanza che meritano a tutti i lavoratori del settore.”
Pierluigi D’Angelo, presidente dell’Ippodromo di Agnano che nel suo discorso ha proposto anche la nascita di un museo di Varenne evidenzia come “i fondi siano tagliati agli ippodromi e soprattutto come “la burocrazia abbia distrutto questo settore”. Per quanto riguarda l’ippica “la politica e la gestione finanziaria hanno avuto delle colpe enorme.” La politica italiana ha sbagliato a sottovalutare un settore così importante per un settore che per noi rappresenta un’eccellenza. Molte delle nostre eccellenze non sono valorizzate e sono costrette ad andare all’estero”.
Michele Rosi, Ceo di Media System Technologies, spiega invece che il loro ruolo “è quello di riportare le persone davanti ai televisori delle scommesse ippiche. Ci sono state varie problematiche ma bisogna capire che le scommesse ippiche rappresentano il motore finanziario e senza di esse non esisterebbe la filiera. Quest’anno la raccolta sarà 700 milioni di euro, parliamo del 3 percento del prodotto betting italiano. Quindi i motivi sono diversi ma sicuramente la riduzione di appeal. Abbiamo sofferto anche la concorrenza delle differenze normative che penalizzano l’offerta ippica. Come operatori privati possiamo investire in tecnologia e prodotti video all’altezza per eventi sportivi. Oggi si sono aggiunte informazioni per il giocatore e il tracking ha aumentato la sua importanza per le corse, un sistema che traccia oltre 30 variabili di performance nella corsa che offre maggiori informazioni ai giocatori e alla filiera. Servono prodotti di gioco all’altezza che possono competere con il virtuale”.
Giampaolo Minucci, vice presidente Allenatori e Guidatori Trotto, nel suo breve intervento sottolinea che l’Italia “ha un regolamento diverso da quello che si adotta all’estero anche se siamo riusciti a incanalarci in una direzione giusta”.
L’avvocato Leone sottolinea: “Ritengo che il problema sia quello di come mettere insieme e cercare di far funzionare questa macchina, devo riconoscere che l’attuale Ministero dell’Agricoltura sta facendo sforzi notevoli per venire incontro a tutti ma non può far tutto e occorrono interventi dal mondo civile, da quello imprenditoriale, dal gioco pubblico e dall’equitazione. I grandi spazi possono racchiudere tante realtà, l’affluenza viene determinata dalle attrazioni ma è importante anche coinvolgere settori come l’alimentare, la veterinaria e anche le scuole che allevano i fantini, i cosiddetti vivai, zone che meritano di essere anche visitate. Questo si può fare anche attraverso il mondo del gioco pubblico e delle scommesse.”
Antonio Somma, sindacato nazionale Allevatori Proprietari Trotto, evidenzia: “Non posso non accennare Varenne parlando dei proprietari. Abbiamo un problema di risorse e di programmazione e anche se sono aumentati i montepremi siamo sempre in recessione. Noi dovremmo cercare di avere coraggio, dobbiamo avere la capacità di programmare in maniera proporzionata.” La questione riguarda l’intera filiera e anche i cavalli di media bassa categoria che vanno valorizzati con qualche riconoscimento in più. Fondamentale è il fatto che “se sta bene solo una parte della filiera il settore fallisce. Questo deve essere un punto su cui lavorare.”
Gianluca Lami, gestore di impianti ippici, evidenzia la possibilità che “l’ippodromo possa essere un punto importante per lo sviluppo di tutta la filiera”. Ricordando Varenne e la memoria che il cavallo ha lasciato “stiamo celebrano la massima espressione dell’eccellenza italiana, la dimostrazione di quello che il nostro Paese può produrre tra visione e gioco di squadra. Voglio proporre una sfida: sono convinto che rilanciare l’ippica significhi mettere il cavallo al centro, una scelta rivoluzionaria e pragmatica. Lo dico perché nel trotto siamo i migliori e non ne siamo del tutto consapevoli. L’Italia ha infatti spalancato le porte all’avanguardia genetica e Varenne ha dimostrato che il nostro Paese non ha rivali, è un’eccellenza e bisogna riportare l’ippica italiana ai vertici del mondo.”







