Chiodi (Direzione ippica Masaf): ‘Una nuova visione per ippodromi e allevatori’

Il direttore della Direzione ippica del Masaf, Remo Chiodi, sottolinea l’eredità di Varenne e illustra la nuova visione per l’ippica e gli allevatori italiani.

 

Roma – “Ancora una volta dobbiamo dire grazie a Varenne che a 24 anni dall’ultima corsa riesce ancora a far parlare di sé come nessun altro cavallo. Non è solo il più grande trottatore del mondo, ma è anche quel cavallo che è riuscito a riunire intorno un Paese orgoglioso.” Queste le parole di Remo Chiodi, direttore della Direzione ippica del Masaf, nel suo intervento al convegno organizzato al Senato su iniziativa del senatore Antonio Salvatore Trevisi e dal titolo “Varenne: il campione e l’eredità per il futuro dell’ippica italiana”.

” Tutti i quotidiani e le testate in Italia e all’estero hanno ricordato la sua grandezza, è stato su tutte le prime pagine, una storia straordinaria, un patrimonio che ci viene lasciato. È stata ricordata la figura di Enzo Giordano, il proprietario, scomparso pochi giorni prima dell’ultima uscita di Varenne, che ci lascia anche un retaggio di passione per l’ippica. Ma non dobbiamo fermarci a ricordare solo le imprese e il mito, sarebbe un errore e alimenterebbe il senso di frustrazione nei giorni successivi alla sua morte.”

Purtroppo, osserva Chiodi,  “dal 2002 in poi è iniziato quel declino che ha reso l’ippica poco competitiva, come invece lo era in altri periodi e lo è oggi in altri Paesi. Il tema affonda le radici in quegli anni, anni in cui iniziò quel percorso che ci porta oggi a ragionare cu come ricostruire un patrimonio di cui noi disponevamo e che non abbiamo valorizzato. La giornata di oggi può essere dunque l’inizio di questo percorso. Abbiamo infatti la responsabilità che le gesta del campione diventino eterne e c’è bisogno anche dell’indicazione di chi più di tutti. L’idea di un museo titolato a Varenne è bellissima e il fatto che sia stata proposta da Pierluigi D’Angelo e si realizzi nella città del suo proprietario credo sia molto bella”.

Per quanto riguarda il declino dell’ippica Chiodi sottolinea che “c’è stata certamente una tematica legata alla credibilità e a un aspetto reputazionale su cui dobbiamo interrogarci, non dobbiamo fuggire da temi spinosi che dobbiamo affrontare con pragmatismo. Bisogna costruire le basi del futuro prima di tutto su una visione condivisa ma anche su una cultura ippica che naturalmente ponga il cavallo al centro e rafforzi l’integrità sportiva. In questa direzione siamo convinti di voler andare avanti per un’azione ancor più incisiva a beneficio del settore; mi riferisco anche alle modifiche regolamentari che vanno verso l’integrità e l’etica sportiva. Sono azioni che servono a creare quel terreno fertile necessario a progetti più importanti”.

Non solo: “Servono gli ippodromi ma serve anche la visione dell’allevatore che programma anni prima e vede i frutti anni dopo, serve la passione dei proprietari senza la quale il settore non si alimenta. È importante il discorso della formazione e dei vivai a proposito del quale presenteremo un progetto a riguardo per introdurre i giovani nel mondo del cavallo. Stiamo inoltre lavorando sulla promozione e sulla comunicazione. Abbiamo ora un canale dedicato all’ippica con alcuni quotidiani nazionali come il corriere dello Sport, ma non basta. Torneremo anche sulle reti Rai in maniera continuativa, abbiamo individuato 8 eventi per i prossimi tre mesi”.

Inoltre, “Bisogna anche intercettare e gestire le sensibilità e l’evoluzione socio culturale che guarda il settore in maniera diversa. Sono importanti le tematiche come il benessere animale, la tutela del cavallo inteso come atleta, sui progetti di riconversione dei cavalli a fine carriera. Queste sono delle sfide su cui stiamo lavorando e sulle quali bisogna costruire un rapporto di fiducia con il grande pubblico che ci dobbiamo guadagnare. Bisogna ritrovare l’ippica come sport che pone in testa il valore dell’etica sportiva appena citata perché da qui possa nascere quella narrazione che certamente ci poterà far superare le diffidenze che siamo chiamati a fronteggiare. Probabilmente serve anche un modello di governance che faccia gestire in maniera più dinamica il settore dell’ippica intercettando anche capitali privati”.

Chiodi conclude dicendo che “i tempi d’oro dell’ippica degli anni 90 forse non torneranno; la società è cambiata, ma il settore può ancora essere protagonista perché le storie come quella di Varenne ci insegnano quanto grande possa essere la passione per uno sport e un Paese che considera le proprie competenze come dei pilastri su cui costruire il futuro. Chiedo a tutti l’impegno ci continuare a raccontare Varenne e a tramandare la sua ulteriore eredità.”