Il sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra illustra i passi compiuti dal ministero per dare nuove prospettive all’ippica italiana.
Roma – Quello che stiamo vivendo è “un momento fondamentale per rimettere l’ippica al centro, una cosa non semplice ma in questi 4 anni di lavoro credo che abbiamo fatto qualche passo avanti. Questo settore prima non è stato abbastanza attenzionato e noi abbiamo fatto uno sforzo perché abbiamo creduto in un cambio di direzione. Per prima cosa abbiamo cercato di creare una direzione specifica che si dedicasse al tema perché prima l’ippica era relegato all’interno degli uffici della qualità. Dopo un anno finalmente abbiamo costituito la direzione, cominciando un percorso e cercando di dare un cambio di passo”. Lo afferma il sottosegretario al Masaf con delega all’ippica Patrizio La Pietra, nel suo intervento al convegno organizzato oggi 24 settembre in Senato su iniziativa del senatore Antonio Salvatore Trevisi e dal titolo “Varenne: il campione e l’eredità per il futuro dell’ippica italiana”.
Dopo avere celebrato il celebre campione recentemente scomparso, La Pietra si sofferma sui risultati ottenuti e che hanno consentito di concentrarsi “su altre cose, come ad esempio migliorare i pagamenti che ora sono a 60 o 90 giorni. Stiamo lavorando a una norma da inserire nella legge di bilancio per spostare il sistema dei pagamenti fuori dal Ministero e per toglierlo dalla burocrazia ministeriale molto lenta. L’obiettivo non semplice sarà quello di fare i pagamenti entro i trenta giorni”.
Inoltre “abbiamo lavorato sul tema della classificazione degli ippodromi: il sistema va sicuramente riorganizzato e servono delle direttive ben precise, per questo lo ritengo fondamentale per il futuro perché abbiamo individuato un metodo di lavoro dove chi lavora bene, dando più servizi viene premiato in termini economici, organizzativi e in giornate di corsa.
Questo lavoro ci ha portato verso una classificazione oggettiva. Le norme hanno evidenziato anche le criticità, e dove ci sono criticità gli ippodromi vengono chiusi. Roma è un esempio positivo dove il Comune ha dato una svolta positiva, inserendo il concetto che gli ippodromi possono essere gestiti direttamente dal pubblico anche con la collaborazione del privato. In tre mesi dunque sono riusciti a cambiare rotta, anche perché il Ministero ha messo a disposizione delle risorse. Devo dire che ora la classificazione va avanti ed è qualcosa che lasceremo al settore dell’ippica, tuttavia dobbiamo sicuramente fare una programmazione più precisa e soprattutto avere il coraggio”.
Uno sguardo anche alle criticità: “In questo momento mancano i cavalli e dobbiamo cercare di capire come intervenire per evitare che ce ne siano solo tre o quattro. Forse dobbiamo ragionare sulla diminuzione del numero di corse, ragionamento che va fatto con tutte le associazioni a tavolino. Su questo vorrei la condivisione di tutti perché per rilanciare il settore, servono delle azioni traumatiche. Bisogna far sì che i cavalli italiani diano uno spunto in più e forse dobbiamo ragionare su dare maggiori risorse agli allevatori per far in modo che il sistema sia più strutturato e non legato soltanto al premio aggiunto. Servono incentivi per creare un sistema strutturale dell’allevamento italiano”.
Altro tema importante è la promozione: “Noi abbiamo riacquistato credibilità all’estero, siamo riusciti a far riapparire la promozione sui canali nazionali e alcune testate giornalistiche importanti sono tornate a parlare di ippica, proprio perché hanno capito che c’è stato un cambio di passo”, conclude.
Presente al convegno anche la famiglia proprietaria di Varenne, Barbara e Daniele Giordano.
Barbara Giordano, citando il padre Daniele, sottolinea che “Varenne è stato come un figlio e anche dopo l’attività agonistica non ha voluto venderlo” Daniele Giordano ricorda infatti che il momento più bello vissuto con Varenne è stato dopo la parte agonistica. Sono stato in Svezia con lui e in tanti posti e sono entrato in sintonia dopo averlo visto entrare nella mitologia. L’eredità che ora lascia è legata al concetto di italianità, è stato un orgoglio nazionale, Per il futuro è fondamentale mantenere viva la memoria almeno per noi come famiglia.”
Antonio Viani, allevatore di Varenne, evidenzia invece la fortuna di avere Varenne. Un campione così “poteva nascere ovunque, il fenomeno non segue una strategia vera e propria e questo vale per tutti gli incroci. Arrivare a Varenne non era infatti ipotizzabile ed è stato il trottatore migliore di tutti i tempi.”
Giampaolo Minnucci, storico driver di Varenne racconta anche lui il percorso fatto con Varenne: “Non so se sono stato io a scegliere Varenne oppure lui a scegliere, probabilmente è stato un connubio fortunato. Ci tengo però a ricordare che il mio rapporto con lui è stato troppo intimo e forse non riesco neanche ad esternarlo, però è stata una cosa talmente irripetibile
Daniela Zili, storica lad di Varenne, ricorda anche che “sono statui tre gli eredi di Varenne, io sono stata l’ultima a cavalcarlo e forse la più mediatica per questo. Il rapporto nato tra me e Varenne è stato speciale, chi ha un animale, lo considera infatti come se fosse un parente. Io ho avuto la fortuna di conoscere non solo il campione ma anche il cavallo e lo ricordo in maniera diversa. Per me resta fondamentale che questo campione vanga ricordato e non venga dimenticato”.







