Nel suo intervento all’Sbc Lisbona 2026 Fabio Bufalini country manager di Stake in Italia sottolinea che i principali problemi nel settore del gioco online risiedono ‘nelle restrizioni di compliance e nei limiti operativi’.
“Siamo passati dai Domini .com ai .it, per poi arrivare alle aggregazioni aziendali. Conosciamo tutti gli sforzi necessari per adeguarsi alle nuove regole della concessione in termini di investimenti, compliance, procedure ISO e tutto ciò che serve per operare nel settore. Non è una sfida per tutti.” È quanto afferma Fabio Bufalini, country manager di Stake in Italia durante il panel “Beyond the Reform: The New Italian Gaming Landscape”, che si svolge oggi, mercoledì 30 settembre presso Sbc Summit 2026 di Lisbona.
“Oggi – prosegue Bufalini – c’è un quadro normativo chiaro e trasparente stabilito dalle autorità, che rende più definita l’offerta a tutela del cittadino. Tuttavia, la struttura del mercato non rende le cose facili per chi vuole competere. I problemi risiedono nelle restrizioni di compliance e nei limiti operativi. A partire dalla promozione: non possiamo pubblicizzare bonus né strumenti di acquisizione clienti, a differenza degli operatori non regolamentati che possono promuovere ciò che vogliono sui canali sociali, creando una concorrenza sleale.”
Secondo il country manager di Stake “un altro punto fondamentale è l’esperienza del cliente. I limiti sull’auto-esclusione, sui depositi e sul gioco rendono l’esperienza più complessa. Tuttavia, questi aspetti non devono essere visti solo come costi di compliance, ma come punti di forza per distinguerci, dimostrando al cittadino che siamo operatori regolamentati e sicuri”.
“L’autorità – conclude Bufalini – ci offre opportunità come la pubblicità sulla responsabilità sociale, ma spesso queste iniziative vengono percepite solo come attività di marketing. Dovremmo lavorare insieme alle istituzioni per campagne congiunte che mostrino quanto il mercato regolamentato sia affidabile. Senza questo cambiamento, le restrizioni rischiano solo di ampliare il divario con il mercato illegale”.







