iGaming in Africa, il costo reale dell’ingresso sta oltre la licenza

Dal panel Softswiss emerge un continente di mercati distinti: in Sudafrica servono nove iter provinciali, certificazioni e 21 report regolatori.

Entrare nel mercato africano dell’iGaming costa molto più della sola licenza. È la conclusione del LinkedIn Live “Not a Cheap Bet: The Economics of Launch in the African iGaming Market”, organizzato da Softswiss il 9 ottobre. Al confronto hanno partecipato l’Mpumalanga Economic Regulator, l’operatore Jabula Bets, la società di consulenza Legends Gaming and Management Solutions e lo stesso fornitore di tecnologia, che ha preso il Sudafrica come caso di studio principale.

Il primo punto emerso riguarda la natura stessa del continente. Con 54 Paesi, l’Africa non è un mercato unico ma un insieme di realtà che differiscono per regole di licenza, normative antiriciclaggio e abitudini dei giocatori. I pagamenti ne sono l’esempio più evidente: in Kenya domina il mobile money, in Sudafrica si usano voucher, bonifici elettronici e carte, mentre in altre aree prevalgono Ussd e reti di agenti. Un operatore può anche appoggiarsi a un’unica piattaforma per più Paesi, ma deve comunque predisporre un approccio di compliance specifico per ciascuno, oltre a un catalogo di giochi calibrato sul pubblico locale.

Sul tema dei contenuti si è soffermata Mariia Halaida, Head of Business Development in Africa di Softswiss. “Se vuoi operare in Kenya, avrai un set di fornitori di giochi diverso rispetto all’Africa occidentale o al Sudafrica”, spiega, sottolineando che per un fornitore di piattaforma e aggregazione è fondamentale offrire ai clienti contenuti adatti ai singoli mercati, con un’offerta “completamente personalizzata”.

Il Sudafrica mostra bene quanto lavoro resti da fare dopo l’ottenimento dell’autorizzazione. Gli operatori devono presentare domanda provincia per provincia, e ciascuna delle nove autorità provinciali segue una propria procedura. I tempi di approvazione possono andare da tre a sei fino a 12 mesi, a seconda della provincia e della complessità della richiesta. I prodotti devono poi essere certificati da un laboratorio di test e dal South African Bureau of Standards (SABS), mentre le piattaforme sono tenute a produrre 21 report regolatori specifici per il mercato. Secondo quanto riferito durante il panel, alcuni operatori autorizzati da oltre un anno non hanno ancora avviato l’attività perché il loro software richiedeva sviluppi aggiuntivi.

La licenza, hanno spiegato i relatori, rappresenta una delle voci meno onerose. La parte più consistente del budget va a localizzazione, certificazioni, costituzione di una società locale e assunzione di personale, requisiti legati al Broad-Based Black Economic Empowerment (Bee), tecnologia, pagamenti e marketing. Un errore frequente, è stato osservato, è dimensionare l’investimento su una piattaforma in grado di andare online e non su una capace di reggere i volumi reali di giocatori. Anche il marketing richiede un impegno costante per competere con i marchi locali già affermati, e un sistema lento, un deposito non andato a buon fine o un servizio clienti carente possono vanificare la spesa, perché l’operatore paga per acquisire un utente che poi incontra un problema.

I consigli finali si sono concentrati sulla preparazione. Gli operatori dovrebbero definire prima la propria strategia di business e solo dopo confrontare i mercati, affidandosi a uno studio di fattibilità completo, al confronto con chi opera sul territorio, a una due diligence su ogni partner e a un coinvolgimento precoce di un partner locale e di un laboratorio di test. Sul fronte tecnologico, sviluppare una piattaforma internamente può trasformarsi in un progetto pluriennale da molti milioni, motivo per cui molti scelgono di rivolgersi a un fornitore con esperienza.

Il messaggio più netto è arrivato da Vusi Mtsweni, Ceo dell’Mpumalanga Economic Regulator. “Gli operatori internazionali non vengano in Sudafrica solo perché il mercato cresce”, afferma. “Vengano perché comprendono il mercato, il contesto regolatorio, il consumatore e l’economia, e perché sono pronti a investire nel lungo periodo”.