Il minimo di 50mila euro può essere ridotto quando risulta manifestamente sproporzionato. Una decisione che interessa anche gli eSports, dove le comunicazioni degli sponsor possono entrare nelle dirette e accompagnare i tornei.
157mila euro di sanzione per circa mille euro di compensi. È la vicenda di un giovane creator che aveva pubblicato video promozionali di giochi e scommesse online su Twitch e YouTube. Un caso che mostra quanto possa costare la pubblicità vietata del gioco d’azzardo, anche a chi ha un pubblico limitato. [1]
Il decreto Dignità prevede una sanzione pari al 20% del valore della pubblicità o della sponsorizzazione, con un minimo di 50mila euro per ogni violazione. Prima dell’intervento della Corte, se il calcolo percentuale dava un importo più basso, la sanzione non poteva comunque scendere sotto i 50mila euro. [2]
Con la sentenza 172/2026, depositata il 20 ottobre, la Corte costituzionale ha stabilito che il minimo di 50mila euro per ogni violazione deve poter essere ridotto quando produce una sanzione manifestamente sproporzionata. La valutazione deve considerare la gravità del comportamento, la personalità dell’autore e le sue condizioni economiche, oltre a ciò che ha fatto per eliminare o attenuare le conseguenze della violazione. Nessuno sconto automatico, quindi, ma la possibilità di ottenere un importo adeguato alla propria situazione. [2]
Il divieto resta. In Italia, il decreto Dignità vieta la pubblicità, anche indiretta, del gioco d’azzardo e delle scommesse con vincite in denaro. Il divieto comprende le sponsorizzazioni e le comunicazioni promozionali diffuse attraverso i canali digitali. La sentenza interviene sull’importo della sanzione, senza rendere lecite le promozioni vietate. [3]
È qui che la vicenda incontra gli eSports. La Corte non ha deciso sulle competizioni videoludiche: le ricadute per il settore riguardano ciò che viene pubblicizzato durante gli eventi e attraverso i canali di team e creator.
Pensiamo, per esempio, alla diretta di un torneo accompagnata da un banner che invita a scommettere sul risultato, oppure a uno streamer che condivide un link promozionale verso una piattaforma di betting. Sono situazioni nelle quali occorre verificare l’applicazione del divieto. Anche un marchio sulle grafiche della trasmissione o sulle divise di un team va valutato nel contesto, considerando il rapporto con lo sponsor e la funzione promozionale del messaggio. Questi sono esempi di possibili ricadute delle regole generali sugli eSports, non casi specificamente esaminati dalla sentenza. [3]
Per chi gestisce una squadra o organizza un evento, la verifica riguarda dunque anche ciò che l’accordo commerciale chiede di mostrare al pubblico. Il compenso offerto dallo sponsor è soltanto una parte della valutazione: contano i contenuti da pubblicare e i servizi ai quali viene indirizzato lo spettatore. Le responsabilità dipendono dal ruolo concretamente svolto; la legge può coinvolgere anche chi commissiona la pubblicità e chi organizza la manifestazione. [2]
Attenzione anche alle campagne presentate come promozione del “gioco responsabile”. Le indicazioni Agcom approvate nel 2026 richiedono che questi messaggi mantengano una finalità di prevenzione. Un avvertimento sui rischi non rende automaticamente lecito un contenuto che, attraverso bonus, inviti a giocare o collegamenti all’offerta, continua a incoraggiare le scommesse. Per una collaborazione nel settore eSports, anche questa distinzione può essere decisiva. [4]
L’assenza di compensi o di accordi con un operatore non esclude la violazione, quando il contenuto abbia comunque natura pubblicitaria o promozionale del gioco d’azzardo o delle scommesse con vincite in denaro. Occorre quindi valutare il messaggio nel suo contesto: una semplice menzione priva di funzione promozionale non equivale, di per sé, a pubblicità vietata. [2]
La novità può pesare soprattutto per chi dispone di risorse limitate. Un creator o una piccola organizzazione eSports cui venga contestata una promozione vietata potrà far valere gli elementi che rendono sproporzionata la sanzione minima. Compensi modesti, diffusione contenuta e interventi per rimuovere i messaggi possono contribuire alla valutazione, insieme alla gravità del comportamento. Dovranno essere documentati e considerati nel loro complesso: nessuno di questi elementi, da solo, assicura la riduzione. [2]
Fonti
[1] Tar Lazio, sezione quarta, ordinanza 29 luglio 2025, reg. ord. 18/2026, Gazzetta ufficiale del 18 febbraio 2026. Testo ufficiale.
[2] Corte costituzionale, sentenza 172/2026, depositata il 20 ottobre 2026. Sentenza · Comunicato stampa.
[3] Articolo 9 del decreto-legge 87/2018, convertito dalla legge 96/2018; Agcom, delibera 132/19/CONS. Testo ufficiale.
[4] Agcom, delibera 200/26/CONS del 29 luglio 2026, allegato A sulle campagne di comunicazione contro i disturbi da gioco d’azzardo. Testo ufficiale.
Dell’Avv. Emanuela Mirella De Leo
(Consulenti dello Sport)







