Il 14 dicembre il voto dei 266 delegati. Dal 2% delle scommesse alla Serie C, cosa prevedono i due candidati.
Una quota delle scommesse da riportare al calcio, nuovi stadi e meno tasse per club e vivai. Sono questi i punti su cui si giocherà la corsa alla presidenza della Federcalcio, che lunedì 14 dicembre vedrà di fronte Giovanni Malagò e Adriano Galliani. L’assemblea elettiva è convocata alle 11 all’Hilton Airport di Fiumicino. I 266 delegati delle diverse componenti voteranno a scrutinio segreto.
Fino a poche settimane fa la conferma di Malagò sembrava scontata. L’ex presidente del Coni era stato eletto a giugno, battendo Giancarlo Abete. A inizio ottobre però la Federazione è stata commissariata per un vizio di forma: al momento della candidatura Malagò non era tesserato Figc, come invece prevedono le regole. Il commissario nominato è stato lo stesso Malagò, che ha fissato la data del nuovo voto. Galliani, 82 anni, ex amministratore delegato di Milan e Monza e oggi senatore di Forza Italia, si è tesserato con l’Enotria 1908 ed è sceso in campo a fine ottobre. Lo sostengono l’Associazione italiana calciatori e l’Associazione italiana allenatori, che a giugno erano con Malagò e insieme valgono circa il 30% dei voti. Il commissario ha risposto depositando la propria candidatura con le firme di 11 club di Serie A.
I documenti programmatici, ricostruiti da Tuttosport, mostrano più punti in comune che differenze. La distanza maggiore riguarda le scommesse. Galliani, nelle 60 pagine del suo programma intitolato “Uno sprint di due anni», chiede di destinare al calcio il 2% della raccolta e propone di rimettere in discussione il divieto di pubblicità introdotto dal decreto Dignità. Malagò, che ha portato a 25 pagine il documento presentato in primavera e lo ha intitolato “Uniti per il futuro del calcio italiano”, chiede anche lui che una parte delle risorse generate dal betting torni al sistema calcio, ma questa volta senza indicare una percentuale. Il riferimento è ai dati del Report Calcio 2026, non ancora pubblicato. Eppure, davanti alla commissione del Senato, il presidente aveva parlato proprio del 2% come soglia in grado di dare stabilità al movimento.
Sugli stadi le strade sono diverse. Galliani punta sulla proprietà degli impianti o su concessioni di lunga durata, Malagò su un piano nazionale con crediti d’imposta e iter autorizzativi più semplici. Sul fisco, l’ex dirigente rossonero chiede sgravi in generale, mentre il commissario si concentra sulle agevolazioni per i settori giovanili. Solo Malagò, poi, apre a modifiche del format della Serie C, un tema che il programma dello sfidante non affronta. Nessuno dei due propone di ridurre la Serie A a 18 squadre. Entrambi puntano su ricavi commerciali, vendita dei diritti televisivi all’estero e lotta alla pirateria.
Il risultato, però, dipenderà poco dai programmi e molto dalle alleanze. La Serie A è divisa: secondo le ricostruzioni della stampa sportiva, una parte dei club guidata dal presidente dell’Inter Giuseppe Marotta avrebbe spinto la candidatura di Galliani. A fare la differenza saranno le componenti che non si sono ancora schierate, cioè la Lega B, la Lega Pro e soprattutto la Lega nazionale dilettanti, che da sola pesa il 34% dei voti ed è presieduta proprio da Abete. Con il voto segreto, inoltre, i delegati potrebbero non votare compatti.
Credit foto: fgci italia







