Il Consiglio di Stato ritiene inammissibile il ricorso presentato e ritiene valida l’ordinanza del sindaco di Rozzano sugli orari di sale giochi e delle slot.
“Nel caso di specie la limitazione oraria stabilita dal Comune (di Rozzano in provincia di Milano Ndr) è stata oggetto di specifica ponderazione in sentenza, dando quest’ultima espressamente atto che: a) l’intesa in Conferenza Unificata pone un limite di 6 ore solo ‘tendenziale’; b) di fatto tale limite imponendo la chiusura dalla 12 alle 18 non era stato superato, avendo il giudice a quo ritenuto che le altre ore di chiusura dei locali si collocano in orario notturno; c) sarebbero state comunque garantite 9 ore di attività al giorno (dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 24). Alla luce dei rilievi che precedono, il ricorso proposto (…) va dunque dichiarato inammissibile.”
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con la sentenza che dichiara appunto inammissibile il ricorso per revocazione presentato contro la sentenza, sempre del CdS, che aveva già confermato la validità dell’ordinanza comunale.
Nelle motivazioni, il CdS ricorda che “il rimedio della revocazione ha natura straordinaria e per consolidata giurisprudenza (ex multis, Cons. Stato, V, 5 maggio 2016, n. 1824) l’errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione, ai sensi del combinato disposto degli articoli 106 Cod. proc. amm. e 395, n. 4 Cod. proc. civ., deve rispondere a tre requisiti: a) derivare da una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, la quale abbia indotto l’organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto fattuale, ritenendo così un fatto documentale escluso, ovvero inesistente un fatto documentale provato; b) attenere ad un punto non controverso e sul quale la decisione non abbia espressamente motivato; c) essere stato un elemento decisivo della decisione da revocare, necessitando perciò un rapporto di causalità tra l’erronea presupposizione e la pronuncia stessa (cfr. Cons. Stato, IV, 14 maggio 2015, n. 2431)”.
Inoltre, “l’errore revocatorio deve emergere con immediatezza ed essere di semplice rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive o indagini ermeneutiche”.
Ma secondo i giudici non è questo il caso per cui si può chiedere la revocazione: “Risulta per tabulas che – diversamente da quanto postulato da parte ricorrente – la sentenza fatta oggetto di revocazione ha in realtà valutato la questione dell’effettiva durata dell’attività degli esercizi commerciali in questione, alla luce delle puntuali ragioni addotte dall’amministrazione a sostegno dell’intervento regolatorio in esame, evidenziando innanzitutto come ‘la chiusura dei giochi è in realtà dalle 12 alle 18, mentre i restanti orari (da mezzanotte alle 9 di mattina) sono in teoria orari di chiusura per gran parte dei locali’”.
Inoltre trovano smentita “i presupposti del ricorso in revocazione, non potendosi neppure parlare, a rigore, di errata valutazione “su un fatto documentale oggettivamente errato”, ipotesi che tra l’altro esulerebbe già in astratto dai termini del vizio revocatorio”.







