Per il membro dell’Osservatorio sul gioco d’azzardo patologico e del Coordinamento nazionale Anci sulle problematiche del gioco “è mancata la volontà politica della maggioranza di governo, probabilmente a causa di posizioni diverse al suo interno.
È scaduto il termine per il riordino del gioco fisico, che era previsto per il 29 agosto 2026. L’ennesima occasione persa su cui si è espresso anche Domenico Faggiani, membro dell’Osservatorio sul gioco d’azzardo patologico e del Coordinamento nazionale Anci sulle problematiche del gioco.
“La volontà del governo sembrava quella di voler procedere speditamente – spiega Faggiani su ilgiocolegale.altervista.org -. Dopo l’approvazione della legge delega era stata immediatamente costituita da parte del Mef una Commissione, presieduta dal Direttore Centrale Giochi di Adm Mario Lollobrigida, alla quale erano stati concessi tempi molto ristretti per predisporre un documento sul riordino dell’intera materia. La Commissione, già ai primi di settembre, aveva concluso e consegnato il suo lavoro. In base al contenuto dell’articolo 15 si erano create delle aspettative e la speranza che, dopo un confronto tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, si pervenisse a una intesa su un testo unico, un vero e proprio codice attraverso il quale riordinare e riqualificare tutta l’offerta di gioco. Poi, improvvisamente, un cambio di rotta”.
Faggiani nel suo intervento rimarca come “qualche autorevole quotidiano, anche nelle scorse settimane, nel commentare lo stato di attuazione della legge delega e i relativi decreti emanati, ha scritto che il Mef sulla bozza di decreto di riforma del gioco pubblico aveva già incassato il via libera della Conferenza Unificata. Purtroppo le cose non stanno così, non c’è stato alcun via libera dalla Conferenza Unificata in quanto il decreto, come detto, in Conferenza Unificata non è mai arrivato. Eppure quella è la sede dove, necessariamente, deve essere trovata una intesa. I tempi per l’esercizio della delega concessa al governo, nonostante la proroga dello scorso anno, sono oramai scaduti; si è persa così un’altra importante occasione”.
Nessun alibi ammesso: “Non possono essere considerate valide le giustificazioni, che da qualche parte sono state addotte, rispetto al fatto che una riforma così delicata non può essere fatta a fine legislatura, perché la legge delega, come già ricordato, è del 2023 e quindi eravamo a inizio legislatura. È mancata la volontà politica della maggioranza di governo, di procedere con il riordino del settore, probabilmente a causa di posizioni diverse al suo interno. La riforma non è stata fatta e i problemi rimangono tutti. A cominciare dalle concessioni che, per l’intera rete del gioco fisico, sono tutte scadute e quindi necessitano di una ulteriore proroga, cosa che sarà fatta probabilmente con la prossima legge di bilancio, con rischio di infrazione alle norme europee. Ma c’è anche un altro aspetto da prendere in considerazione: quello dell’autonomia differenziata. Preso atto di quanto sostenuto dalla Corte costituzionale nel dicembre del 2024, il governo ha approvato gli schemi di intesa preliminare con alcune regioni del nord. Le regioni hanno chiesto maggiore autonomia per funzioni in materia di protezione civile, professioni e previdenza complementare, tutela della salute. Per quest’ultima si è parlato anche delle norme ritenute utili a tutelare il giocatore nel settore del gioco con vincita in denaro. Ciò significa che, anche se si approvassero norme omogenee a livello nazionale, ad esempio riguardo alle distanze dai cosiddetti luoghi sensibili, alcune regioni potrebbero poi procedere dettando disposizioni differenti. In ogni caso, quindi, torna il tema del confronto tra lo Stato centrale e le autonomie locali; e la sede non può che essere la Conferenza Unificata. Potrebbero essere i rappresentanti delle regioni e dei comuni, di fronte all’inerzia del Governo, a chiedere che si porti avanti, comunque, il lavoro avviato per cercare di trovare una Intesa. Una intesa che venga sottoscritta da tutte le parti, e che le parti stesse richiedano poi al governo e al Parlamento di trasformare in un provvedimento normativo, come era scritto nell’Intesa sottoscritta nel 2017, avendo cura però di evitare che poi il documento sottoscritto faccia la stessa fine di quello di nove anni fa”, ha concluso Faggiani.
Foto da Il Gioco Legale







