Casinò e dati, quanta nostalgia dei bei tempi andati!

L’analista di gaming Mauro Natta si sofferma sull’attuale incompletezza dei dati sull’andamento dei casinò italiani, peraltro forniti solo da due su quattro.

 

di Mauro Natta

Eccomi a esprimere la speranza che i casinò italiani, al momento di comunicare come al solito (chi lo fa) i risultati del mese appena trascorso, lo facciano in maniera tale che possano essere letti nel modo che, per tanti anni è stato utilizzato: giochi da tavolo suddivisi tra tipologie, slot e giochi elettronici, totale introiti e presenze.

Quale il beneficio per tutti? La effettiva possibilità di poter consultare i dati, certamente non tutti perché il limite ad una speranza consiste nel rinunciare all’invadenza.

Sicuramente una raccolta dei dati come evocati e mensilmente, è perfettamente in grado di mettere a disposizione del settore produttivo, per il quale non si può negare la particolarità, adeguati strumenti di valutazione del mercato nazionale.

Al tempo stesso, considerata la localizzazione delle strutture in discorso e la funzione sia nei riguardi della finanza locale sia in campo turistico per quanto alla occupazione diretta e dell’indotto, non si potrà negare che quanto sperato si possa tradurre in un danno per qualcuno ma, invece, un beneficio per tutti.

I contrari a una simile impostazione potranno obiettare che alcuni dati, forse ancora più numerosi e rilevanti si possono trarre dai bilanci dopo la rispettiva approvazione e pubblicazione, certamente più numerosi da ricercare negli allegati al bilancio ma con un evidentissimo errore: sono superati e, quindi, poco utilizzabili.

Non tutti i casinò hanno un retroterra omogeneo, ne consegue la qualità economica del relativo bacino di utenza; non si trovano ovunque qualità attrattive similari, la stagionalità considerata nella rilevanza dei possibili fruitori e altro che si potrebbe indicare.

Ma a favore di quanto espresso come speranza e, a mio parere, realizzabile mi piace rammentare allorquando si indicevano le gare di chemin de fer che avvenivano a turno e d’accordo in tutte le case da gioco.

Mi sono permesso altre volte di richiamare i tempi in cui la comunicazione dei dati in parola era una normale buona abitudine. Ora si tratta di riconsiderare il tutto nel certo interesse delle parti in causa: ente pubblico concedente, gestore, occupazione e prodotto interno lordo per quanto l’attività turistica e alberghiera specifica possa portarne beneficio.

E invece cosa leggo? Per il casinò municipale di Sanremo non trovo neppure l’indicazione di quanto le slot abbiano inciso sul totale facilmente rilevabile dall’importo dei proventi dei giochi da tavolo.

L’unica indicazione è fornita dalle presenze un elemento che, da solo, non dice assolutamente nulla.
Neppure la qualità tramite l’incidenza dei giochi da tavolo sul totale, del rapporto tra presenze e introiti netti per ricavare un dato statistico ma che fornisce qualche indicazione.

Forse, il dubbio è pur sempre ammissibile, non c’è, a mio avviso, l’intenzione di non fornire indicazioni alla concorrenza ma anche esponendo le solite cifre suddivise come ricordavo precedentemente non vedo in qual modo se ne poteva trarre beneficio e/o vantaggio.

Per Saint Vincent, meglio di niente, leggo che gli introiti sono stati in totale di 7.491.282 euro di quali 4.561.680 per slot e giochi elettronici e 2.929.602 per i giochi da tavolo. Molto bene per le presenze Vip al Grand Hotel Billia.

Slot per il 60.89% e giochi da tavolo per il 39,11%. tra i giochi in bella evidenza non trovo né roulette francese né chemin de fer che, invece, da una presenza di qualità, salvo vincite numerose e magari consistenti, ci si poteva attendere.

Mentre il punto banco è in aumento lo chemin langue, forse tra i Vip mancavano gli appassionati di chemin, forse la stagione non accresce la voglia di fare le ore piccole al casinò o forse, ancora, era difficile montare un tavolo là dove le presenze minime sono obbligatorie, in ogni caso non posso che registrare quanto precede.

Aggiungo per onestà interpretativa che il Punto banco abbia potuto attrarre le presenze Vip partecipanti alla “tenzone”, non contro un altro giocatore ma contro la Casa.

Riservandomi di approfondire la composizione dei risultati per ogni singolo gioco da tavolo e qualche altra notizia eventualmente utile e/o reperibile non posso che osservare l’incidenza dei proventi slot sul totale. Senza poter arricchire gli elementi di confronto non è agevole individuare, nei pochi numeri esposti, quella partecipazione di qualità che si vorrebbe, a mio avviso, trasmettere all’esterno.

Desidero, in chiusura, credere o, quanto meno, sperare che la totalità delle risultanze mensili sia stata considerata nell’ottica di un futuro non troppo leggibile.

Non posso esimermi dal confronto introito/presenze senza dubbio alcuno teorico e a carattere statistico prevalente ma fornitore di una immagine esagerata ma non troppo: sul totale 219.859, sulle slot 132.030 e sui giochi da tavolo 87.829.

Un invito a considerare ciò che, in aggiunta ad un provento netto, consentono di chiamarlo lordo.

 

Foto di Roman Kraft su Unsplash