L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea come i casinò debbano sempre adattarsi a una situazione economica mutevole.
di Mauro Natta
Il futuro delle case da gioco italiane non si presenta facile da prevedere e, conseguentemente, attrarre l’attenzione con il pensiero continuo alla situazione economica oltremodo mutevole rappresenterà un obbligo per qualunque gestore.
La prima attenzione va posta allo spazio da destinare al gioco, se è troppo occorre trovare una adeguata sistemazione all’eccedente pensando che in tempi migliori di potrebbe convenientemente reimpiegare. Se è poco si dovrebbe badare alla necessità di poter adeguare l’offerta alla domanda opportunamente.
È dal lontano 1993 che ne parlo e ne sono sempre più convinto e, in un discreto recente passato lo abbiamo notato a Venezia dove l’apertura di Ca’ Noghera ha potuto accogliere una consistente domanda che, forse, mal si adattava alle dimensioni ridotte di Ca’ Vendramin anche se coadiuvata dalla sede estiva del Lido.
In ogni caso, pubblico o privato di tipologia gestionale non dovrà mancare una particolare rilevanza al ritorno degli investimenti tanto più relativamente al costo del personale.
Detto costo per due motivi essenziali: la disponibilità di personale in grado di svolgere il lavoro con ogni gioco da tavolo in programma attuale o futuro ed allora si parla di multifunzionalità che potrebbe avere necessità di un corso di formazione continuo.
Non mi pare di avere affrontato se non una piccola parte dei problemi che, senza mettere a terra ciò che riguarda i servizi alla clientela. Ci sono parecchi risvolti, economici e non, da porre alla giusta e doverosa attenzione.
Le sole buone abitudini che non possono difettare nella conduzione di una casa da gioco sono la competenza, la professionalità e l’ eleganza del trattare il cliente giocatore.
Competenza e professionalità se difettano parzialmente si possono recuperare con l’accennato corso di formazione continua come si pensava, un tempo e giustamente, che il corso di roulette francese tradizionale potesse essere l’inizio per sedere a qualunque tavolo.
Sia sufficiente pensare a un buon capo partita allo chemin che, passando dalla roulette francese, conosce il maneggio dei gettoni e non trova difficoltà a passare dal rastrello alla paletta che, come diceva sempre un Ispettore, sono un prolungamento del braccio.
Ma, anche se l’argomento non è ancora giunto a conclusione mi piace rammentare come l’elemento comunicazione ha, quanto meno, identica rilevanza in una gestione dell’attività produttiva mirata alla prestazione di un servizio non essenziale e, quindi, doverosamente intriso delle qualità appena esposte che, difettando, concorrono o possono concorrere all’esito negativo.
Foto di Sandy Millar su Unsplash







