Dopo il caso dello sponsor di maglia della Lazio, e in seguito alla pubblicazione delle Linee Guida sul gioco responsabile, Agcom si prepara ad intervenire anche sul cosiddetto “Infotainment” e sulle sponsorizzazione collegate. Intanto sono in vigore i nuovi criteri per le campagne di gioco responsabile: prevenzione sì, promozione no.
Quello della maglia della Lazio e della pubblicità di un operatore di gioco non autorizzato in Italia, è solo l’ultimo episodio di una partita che dura dal 2018, quando il decreto Dignità ha vietato ogni forma di pubblicità del gioco con vincite in denaro. Sui campi di Serie A i marchi degli operatori non sono mai del tutto scomparsi: sono tornati sotto altre forme. Non per una promozione diretta dei siti di gioco, naturalmente, rimanendo questa possibilità vietata, ma attraverso il cosiddetto “Infotainment”. Ora però tutto questo rischia di scomparire o di essere fortemente limitato, con l’annuncio dell’Autorità garante delle comunicazioni di un imminente intervento che si ritiene “necessario” e “in tempi brevi”, come riportato dalla stessa Autorità al punto 42 della Deliber di attuazione delle nuove Linee guida sul gioco responsabile (200/26/Cons).
Nel frattempo però, per quanto riguarda il Gioco Responsabile, è atteso nei prossimi giorni anche qui un nuovo provvedimento, da parte di AdM, con la pubblicazione dell’atteso parere della Commissione governativa sul gioco repsonsabile che – seppure in ritardo – è pronta per la consegna del documento annuale di indirizzo che fornirà i temi che dovranno essere adottati dai concessionari nelle campagne. Si tratta quindi dell’ultimo atto che completerà il quadro, almeno, delle comunicazioni previste dal decreto di riordino di gioco online.
Il nodo dell’infotainment
Il fenomeno ha un nome preciso: infotainment. Il marchio di un concessionario compare accanto a suffissi come “.sport”, “.live” o “.news” e si presenta come sito di informazione sportiva. Finisce su maglie, cartelloni e supporti degli eventi. È esattamente lo schema che richiede una «valutazione sostanziale» di contesto, frequenza, visibilità del segno ed effetto complessivo. Non conta cosa dice l’etichetta, ma che effetto produce sul pubblico.
Il secondo fronte è lo sport in diretta, dove si concentra l’affollamento di messaggi. Tra gli esempi: i pop-up «live betting provided by…», le grafiche che affiancano quote e loghi, i LED a bordocampo, anche quelli inseriti digitalmente in sovrimpressione (virtual replacement). Secondo l’Autorità, secondo quanto apprende ItalianGamingNews.it, tali fenomeni vanno «ridimensionati» con i poteri di vigilanza e sanzionatori dell’Autorità.
Questi temi non sono entrati nel nuovo atto di indirizzo approvato a luglio, ma restano sotto vigilanza. AGCOM ritiene necessario avviare «in tempi brevi» la revisione delle Linee guida del 2019 proprio su queste criticità.
Le nuove regole già in campo
Il 29 luglio AGCOM ha approvato la suddetta delibera, dopo una consultazione con oltre 35 contributi scritti e più di 20 audizioni. La delibera stabilisce come i concessionari possono fare campagne di gioco responsabile senza aggirare il divieto. La legge (d.lgs. 41/2024) obbliga infatti gli operatori a investire lo 0,2% dei ricavi netti, fino a 1 milione di euro l’anno, in iniziative di prevenzione. Il rischio evidente è che quelle campagne diventino pubblicità sotto altro nome.
Il principio è netto. Le campagne possono parlare di rischi, limiti di spesa, autoesclusione e numero verde. Non possono contenere quote, bonus, jackpot né inviti anche indiretti a giocare.
Il logo del concessionario è ammesso solo per identificare l’operatore autorizzato e distinguerlo da quello illegale. Deve essere piccolo, in un angolo e senza animazioni. Non è ammesso se coincide con un prodotto di gioco.
Link e QR code possono portare solo a pagine di tutela neutre: senza accesso al conto di gioco, senza profilazione dei dati e separate dal sito commerciale. Basta che manchi una di queste condizioni perché il rimando diventi pubblicità vietata.
Testimonial e influencer: il dilemma del volto noto
Il capitolo più delicato, anche per il calcio, riguarda i testimonial. Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Gambling Studies dice che un volto celebre aumenta la consapevolezza dei rischi, ma anche l’intenzione di scommettere. Per questo i testimonial sono ammessi solo con particolare cautela. Sono esclusi i volti già associati ad attività che usano il marchio del concessionario, come un ex campione che è già volto del sito di infotainment dello stesso marchio. Gli influencer sono esclusi del tutto. Contro i tipster, spesso legati a operatori non autorizzati, AGCOM punta a intervenire sulle piattaforme che guadagnano dai loro account.
Cosa succede adesso
L’atto entra in vigore il giorno dopo la pubblicazione, con un periodo transitorio limitato per le campagne già contrattualizzate. Le campagne dovranno seguire i temi fissati ogni anno dalla Commissione governativa. È previsto un monitoraggio annuale, con un possibile report al Dipartimento per l’informazione e l’editoria e ad ADM su spesa, diffusione ed efficacia dei messaggi.
La partita più attesa, però, è la revisione delle regole del 2019: sarà lì che si deciderà il destino di sponsor, LED e siti “.sport” negli stadi. E con tutta probabilità, l’Autorità opterà per l’avvio di una ulteriore consultazione pubblica sul tema, per raccogliere i parerei dei vari stakeholder, tenendo conto che la tematica dell’infotainment interessa (e poreoccupa) forse più il mondo dello sport che quello del gaming.







