Nerudová: dal gioco online 3,9 miliardi l’anno, più del doppio della Commissione. Forte la resistenza di Malta.
Il prelievo digitale europeo proposto dal Parlamento Ue potrebbe garantire fino a 25,2 miliardi di euro l’anno al prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, una cifra pari a circa cinque volte quella calcolata dalla Commissione europea. A indicarlo sono le valutazioni dei servizi dell’Eurocamera, richieste dall’eurodeputata ceca Danuše Nerudová (Ppe).
I numeri arrivano in una fase delicata del negoziato. Gli Stati membri cercano di chiudere entro la fine dell’anno l’intesa sul nuovo quadro finanziario pluriennale, e le nuove risorse proprie, cioè le entrate che affluiscono direttamente nelle casse comunitarie, restano uno dei principali nodi da sciogliere. Secondo Nerudová servono per coprire il rimborso del debito comune e finanziare le nuove priorità di spesa.
La differenza tra le due stime dipende soprattutto dalla base imponibile. Come ha riferito Euronews, il Parlamento propone di estendere il prelievo ben oltre pubblicità e servizi di intermediazione, includendo per esempio streaming ed elaborazione dei dati, comparti che la Commissione non ha considerato, e di portare l’aliquota dal 3 al 5 per cento. Bruxelles, dal canto suo, aveva costruito il calcolo partendo dalle imposte sui servizi digitali già in vigore in Francia, Spagna e Italia. L’eurodeputata definisce la propria valutazione «molto prudente», nonostante il divario con l’esecutivo Ue.
Per il settore del gioco online il quadro è particolarmente rilevante. La stima del Parlamento per la tassa europea sul comparto è di 3,9 miliardi di euro l’anno, contro gli 1,9 miliardi ipotizzati dalla Commissione. Sul fronte delle criptovalute, l’imposta sulle plusvalenze varrebbe 3 miliardi, a fronte dei 2,4 miliardi indicati da Bruxelles. Se quest’ultima misura viene giudicata in generale con favore, ne viene però segnalata la difficile applicazione, per la facilità di elusione e la volatilità del mercato.
Sul prelievo sul gioco online pesa la netta opposizione di Malta, dove hanno sede europea numerosi operatori di scommesse. Diversi Stati membri manifestano inoltre scetticismo sulla digital levy per ragioni geopolitiche, temendo possibili ritorsioni commerciali da parte degli Stati Uniti. Nerudová respinge l’obiezione: secondo lei le reazioni americane arrivano a prescindere dal prelievo e questo sarebbe “lo strumento giusto per finanziare il bilancio Ue in modo sostenibile”.
Resta il tema dei tempi. Interpellata sulla possibilità di applicare le nuove imposte già dall’avvio del prossimo periodo di bilancio, nel 2028, l’eurodeputata ha ammesso che il negoziato è già in ritardo. Ha aggiunto che la tassa sulle criptovalute potrebbe risultare complessa, mentre la digital levy sarebbe piuttosto semplice da realizzare a livello europeo.







