SiGMA World, D’Attis (FI): ‘Manovra 2027, Parlamento studia correttivi su prelievo’

Il deputato di Forza Italia Mauro D’Attis fa il punto sul settore del gioco, ancora una volta alla prova Manovra, stavolta per il 2027.

 

“Il gioco è stato sempre trattato con una certa ipocrisia e io da vicepresidente della Commissione Antimafia ho sempre sostenuto la validità del gioco legale. Fin dall’inizio della mia esperienza mi sono trovato davanti a questa scivolosità, a partire dalla scorsa legislatura quando il Governo aveva varato il decreto dignità che aveva l’obiettivo di stabilizzare i lavoratori a tempo determinato.” Con queste parole Mauro D’Attis, deputato di Forza Italia, esordisce nel panel “Sopravvivere al nuovo mercato: i piccoli operatori retail possono ancora competere?” in agenda oggi, martedì 3 novembre, presso il SiGMA World che si sta svolgendo alla Fiera di Roma.

D’Attis spiega che “per questa iniziativa servivano dei fondi e il divieto delle sponsorizzazioni delle società di gioco legale nelle manifestazioni sportive finanziava la conversione del lavoro a tempo determinato a tempo indeterminato con i fondi dei giochi. Quella è l’immagine di come in Italia si affronta l’argomento ma io credo giocare sia prima di tutto un diritto e che se il mercato non si dirige verso un’offerta legale prima o poi va a esser gestito dalla criminalità organizzata. I dati confermano che quando sono state introdotte delle restrizioni territoriali, il fatturato si è spostato verso le bische, le mafie, in una parola verso l’illegalità. A questo si aggiungono i temi del gioco responsabile e della ludopatia che vanno affrontati con attenzione”.

D’Attis aggiunge: “Il disegno di legge di Bilancio ha introdotto sacrifici per parecchi settori perché in questo momento tutti gli italiani sono chiamati a farlo, date le condizioni geopolitiche. Adesso che la Manovra approdata alla Camera vedremo come porre i correttivi, ne ho parlato con tutti gli addetti ai lavori e procederemo a lavorare per cercare di efficientare questo prelievo senza mettere in crisi le aziende e gli operatori che producono tanto contributo al Pil. Ormai le attività mafiose non sono più solo quelle tradizionali ma la gran parte avvengono con il digitale, le cripto comunicazioni e le cripto valute che sono anche un affare legale. I bitcoin sono uno strumento finanziario legale ed è ovvio che usato per fini illegali lo diventa anche lui. La difficoltà del legislatore è quella di intervenire su questa attività; a proposito il sistema italiano di lotta al riciclaggio è tra i più avanzati nel mondo ma le norme italiane non bastano, servono norme europee e accordi internazionali che consentano di intervenire su determinate piattaforme”.

D’Attis evidenzia che questo è “il punto della relazione che abbiamo depositato, dove proponiamo di intervenire al legislatore con delle norme flessibili. Il mafioso per utilizzare le tecnologie può andare alla fonte diretta in poco temo e con una grande disponibilità di capitali e può comprarsi i migliori ingegneri con denaro contante. Lo Stato che vuole prendere il migliore ingegnere deve fare una selezione pubblica. Con questo voglio dire che non si può combattere l’innovazione tecnologica con una legge che si deve cambiare ogni volta. Abbiamo pensato dunque a norme che diano ampia delega a chi si occupa di combattere il gioco illegale, in modo da essere più efficienti. L’intervento dello Stato che si rafforza favorisce le società che agiscono nel gioco legale e il sistema di lotta dunque è molto valido se si affida anche al sistema dei concessionari del gioco e della rete legale che hanno strumenti per attivare gli alert quando si notano movimenti e giocate sospette.”

Sul gioco D’Attis analizza il retaggio culturale che appartiene a una fascia della “classe dirigente e anche della popolazione. Le stesse persone che probabilmente sostengono in un comune quel consigliere che presenta l’ordine del giorno contro il gioco pubblico, sono quelle che poi vanno a comprare il gratta a e vinci o giocano alla lotteria. Io penso che il confronto non guasti e che non bisogna arrendersi perché il fine è quello nobile di garantire il diritto al gioco e proteggere dalle conseguenze peggiori come la dipendenza. Dall’altra parte c’è il fronte della lotta all’illegalità che non possiamo nascondere”.

Per quanto riguarda il tema delle banche e dei pagamenti invece D’Attis racconta di essersi “scontrato da parlamentare non solo con una norma sbagliata, ma con la policy dell’istituto X che da un momento all’altro decideva di chiudere un conto corrente. Penso che anche qui serve un confronto con Abi, l’associazione delle banche italiane, che dovrebbe essere agevolato dallo Stato stesso. Credo che sia un problema da affrontare con gli operatori bancari che decidono di porre questi limiti a questa attività”.