Lazio-Kaiyun, Tino (Betsson): ‘Nessuna dichiarazione ufficiale da Agcom’

Il manager ritorna sul caso Lazio-Kaiyun: “Se creare un sito di infotainment è davvero sufficiente per un operatore di gioco d’azzardo non autorizzato in Italia ad acquistare sponsorizzazioni sportive e visibilità a livello nazionale, l’intero mercato dovrebbe saperlo”.

 

Subito dopo l’accordo di partnership tra la Lazio di Lotito e Kaiyun, e la pronta protesta di Stefano Tino, managing director Southern Europe del Gruppo Betsson, si è rincorsa sui media la notizia circa una precedente approvazione da parte di Agcom per la sponsorizzazione di kaiyunsports.news sulla manica delle magliette dei calciatori della prima squadra maschile biancoceleste. Approvazione che, dopo svariate ricerche, con Italian Gaming News effettivamente non siamo riusciti a trovare. Ed è proprio per questo che Tino torna a tuonare sul suo profilo LinkedIn: “Diversi media, inclusi importanti quotidiani nazionali, stanno ora riportando che la Lazio ha ricevuto una precedente approvazione da Agcom per la sponsorizzazione di kaiyunsports.news. Ho cercato di trovare una dichiarazione ufficiale, una decisione o il testo effettivo di questa presunta opinione. Finora non ne ho trovato uno”.

Il manager spiega che prima di concludere la discussione con “Agcom l’ha approvato” dovremmo capire cosa è stato effettivamente presentato all’Autorità, quale risposta è stata fornita e in quale ambito. “Soprattutto perché la stessa Agcom – continua Tino -, nella sua recente Risoluzione 200/26/Cons, riconosce esplicitamente che le iniziative .live, .sport e .news possono, in pratica, avere una funzione promozionale o di elusione in relazione al divieto pubblicitario del gioco d’azzardo, e ha annunciato nuove Linee Guida per affrontare questo fenomeno”.

Stefano Tino si chiede, dunque, se esiste una “zona regolamentare libera”. E prosegue: “Se creare un sito di infotainment è davvero sufficiente per un operatore di gioco d’azzardo non autorizzato in Italia ad acquistare sponsorizzazioni sportive e visibilità a livello nazionale, l’intero mercato dovrebbe saperlo. Immagino che i dipartimenti commerciali delle organizzazioni sportive scoprirebbero improvvisamente un mercato molto grande da esplorare. Potrebbe esserci anche una soluzione più pratica. Invece di affrontare questi casi club per club, l’Agcom potrebbe avviare una discussione con la Figc e gli enti sportivi competenti per introdurre regole interne chiare che impediscano sponsorizzazioni che diano visibilità a prodotti di gioco d’azzardo non autorizzati in Italia. Questo potrebbe offrire una salvaguardia più rapida rispetto ad aspettare un altro cambiamento della legislazione primaria”.

Come già dichiarato più volte, “parte della soluzione può anche venire dallo sport stesso – conclude il managing director di Betsson Group -. E un messaggio ai miei amici giornalisti: queste sponsorizzazioni meritano un’indagine più approfondita, invece di ridurre la discussione al gioco d’azzardo e alla visibilità del marchio. Per questo motivo, credo che sia la Lazio che l’Agcom dovrebbero chiarire pubblicamente l’esistenza e, soprattutto, il contenuto di questa presunta approvazione. Utilizzare il nome di un’Autorità di regolamentazione per chiudere una discussione normativa è una questione seria. E mentre attendiamo le nuove Linee Guida, l’assenza di una regola più dettagliata non può automaticamente diventare l’assenza di una regola”.