Il decreto sulla rete terrestre non è mai arrivato in Consiglio dei ministri: online riformato, ma scommesse in agenzia, Awp, Vlt e bingo restano senza una cornice unica.
È scaduta la delega fiscale che il Governo aveva a disposizione per completare la riforma del settore del gioco pubblico, e con essa si è chiuso senza esito il capitolo dedicato alla rete fisica. Il percorso, voluto dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, ha prodotto complessivamente 21 decreti attuativi e 8 testi unici, per un totale di 29 provvedimenti. Tra questi, e proprio grazie all’esercizio della delega, quello che ha dato al gioco online una disciplina aggiornata e un nuovo sistema di concessioni, introdotti appunto con il decreto legislativo n. 41 del 2024. Come noto, subito dopo l’approvazione della delega fiscale era stato forte il dibattito, e altrettanto forte la richiesta, in merito alla possibilità di trattare unitariamente gioco fisico e gioco online, ma l’Esecutivo, Mef in primis ovviamente per attinenza di materia, aveva optato per due percorsi separati, dando la precedenza all’online.
Il termine originario per l’esercizio della delega era già stato prorogato di un anno dalla legge 8 agosto 2025 n. 120, ma anche questo tempo aggiuntivo non è bastato a trovare un’intesa sui nodi più delicati e soprattutto sul tema delle distanze. Il Ministero dell’Economia aveva presentato alle Regioni, già nell’ottobre 2024, una proposta che affrontava la riduzione dell’offerta, il numero degli apparecchi, la distribuzione territoriale dei punti gioco e le regole su distanze e orari. Proprio su questi ultimi aspetti, insieme al tema dei cosiddetti luoghi sensibili e dei distanziometri, il confronto tra Stato, Regioni e Comuni non ha mai raggiunto una sintesi politica: lo schema di decreto legislativo, elaborato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sotto la supervisione del Mef, non è mai arrivato all’esame preliminare del Consiglio dei ministri, nemmeno in occasione della seduta del 4 giugno scorso in cui l’approdo del testo era atteso.
Il riordino del comparto fisico avrebbe dovuto generare circa 480 milioni di euro di maggiori entrate e grazie ai nuovi bandi di gara per il retail che avrebbe reso possibile superando così le annose proroghe. Secondo il quotidiano Sole 24 Ore 80 milioni di euro, inizialmente destinati a Regioni e Comuni come primo passo della devoluzione delle entrate da gioco e previsti con la legge di Bilancio 2026 (per il solo anno in corso e riferiti al gestito derivante dagli apparecchi da intrattenimento) sono stati recuperati dai tecnici del Mef e dirottati sull’attuazione del federalismo fiscale, lasciando concessionari e operatori in attesa della prossima manovra di bilancio.
La legge consentirebbe al Governo di intervenire nei prossimi anni con decreti correttivi e integrativi, ma solo sui provvedimenti già emanati. Il decreto sulla rete fisica, non essendo mai arrivato nemmeno in Consiglio dei ministri per la sua prima lettura (e dunque sotto forma di “schema” di decreto, poi ci sarebbero dovuto essere l’iter in commissione a Montecitorio e Palazzo Madama prima dell’approvazione finale da parte di Palazzo Chigi), resta fuori da questa possibilità: per riprendere il riordino servirà quindi un nuovo fondamento normativo, attraverso un’altra delega o un diverso intervento legislativo.
Il problema più immediato riguarda però le concessioni, con quelle di bingo, scommesse su rete fisica e apparecchi Awp e Vlt in scadenza il 31 dicembre 2026. In assenza di nuove gare, lo strumento più probabile per evitare l’interruzione dell’attività resta la prossima legge di bilancio, che potrebbe disporre l’ennesima proroga di uno o due anni, sul modello di quanto già avvenuto in passato, salvo un intervento del Governo con un provvedimento ad hoc prima di fine anno, così anche da evitare il rischio di apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione europea. Una soluzione che garantirebbe continuità alla raccolta, ma lascerebbe irrisolta l’incertezza per imprese e lavoratori del settore, oltre a rinviare ancora una volta le procedure di gara.
Il settore attendeva da tempo un intervento su una materia rimasta ferma a normative risalenti, tra distanziometri differenti da Regione a Regione e regole comunali non omogenee che hanno reso la vita complicatissima agli operatori e ancora più se in queste condizioni normative venissero indette nuove fare. La scadenza della delega conferma quanto denunciato più volte dagli operatori, ovvero l’urgenza di una cornice unica e aggiornata per la rete fisica. La delega si chiude, ma tutti i nodi che la riforma avrebbe dovuto sciogliere, dalla tutela della salute alla legalità, dalla sostenibilità economica per le imprese fino all’autonomia degli enti locali, restano ancora tutti da affrontare, dato che sulle soluzioni prospettate non si è raggiunta l’unità necessaria a portarli a compimento.
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