Dal 14 settembre lo standard di “policy health” si estende a tutte le categorie di gioco e scommesse online.
Da oggi cambia il modo in cui Google Ads verifica chi può pubblicizzare prodotti legati al gioco. L’azienda ha esteso a tutte le categorie della propria policy sul gioco e sui giochi lo standard di “buona salute della policy”, introdotto lo scorso marzo in via sperimentale per i soli operatori di scommesse e casinò online. Da oggi, chi intende promuovere contenuti riconducibili a gioco online, giochi non da casinò, casinò social o scommesse offline dovrà dimostrare di rispettare questo requisito per ottenere o conservare la certificazione necessaria a comparire nei risultati sponsorizzati.
A finire sotto la lente sono soprattutto gli account manager, i cosiddetti Mcc, con cui agenzie e società gestiscono più account pubblicitari contemporaneamente. Chi ha già subito revoche ripetute della certificazione per il gioco online, o gestisce account segnalati più volte per violazioni pur disponendo di una certificazione attiva, non potrà più richiederne di nuove e rischia di vedersi revocare quelle in essere. Una misura pensata per colpire non il singolo episodio, ma la reiterazione del comportamento scorretto nel tempo.
Il colosso di Mountain View ha colto l’occasione per ribadire anche i requisiti relativi ai domini, già previsti nel modulo di richiesta ma finora meno enfatizzati: fuori i siti ospitati su sottodomini gratuiti, fuori i domini non direttamente posseduti e controllati da chi presenta la domanda, fuori quelli privi di un legame diretto con l’attività di gioco.
Google aveva introdotto per la prima volta il criterio della “buona salute della policy” a marzo, ma limitatamente alla certificazione per il gioco online. Da allora gli inserzionisti interessati hanno dovuto adeguarsi a questo standard; da oggi la stessa logica si applica anche alle scommesse sportive e ai giochi a base di abilità che prevedono vincite in denaro o premi di valore.
Non è un dettaglio da poco per un settore in cui la pubblicità attraverso i motori di ricerca resta uno dei canali più utilizzati dagli operatori privi di licenza per intercettare gli utenti nei mercati regolamentati europei, un fenomeno su cui le autorità di vigilanza hanno più volte richiamato l’attenzione delle piattaforme tecnologiche. Per agenzie di marketing, fornitori di servizi affiliati e operatori che si affidano a Google Ads per le proprie campagne, la novità significa un impegno diverso da quello a cui erano abituati: non più una verifica da superare una tantum, ma un profilo di conformità da mantenere costante nel tempo, pena la perdita della certificazione già ottenuta.







