Con parere contrario di Commissione e Governo la Camera dei Deputati ha respinto tutti gli emendamenti che riguardavano il gioco pubblico e l’impianto originario dell’articolo 2-ter rimane quindi invariato.
Prosegue nell’Aula della Camera l’esame del disegno di legge di conversione contenente misure urgenti sui prezzi dei prodotti petroliferi, legate alla nuova crisi dei mercati internazionali, e disposizioni riguardanti ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria. Il provvedimento introduce anche nuove regole fiscali per i concessionari del gioco pubblico.
Nel corso della discussione, però, sono state respinte tutte le proposte di modifica presentate all’articolo 2-ter, dedicato alle disposizioni fiscali. Sugli emendamenti è arrivato il parere contrario sia della Commissione sia del Governo.
Le proposte puntavano, con interventi differenti, a modificare l’impianto della norma attraverso la soppressione di alcune disposizioni, l’estensione del loro campo di applicazione, l’anticipazione della decorrenza e una diversa destinazione delle risorse.
Affiliazioni, influencer e codici promozionali
Uno degli emendamenti presentati dal Partito Democratico chiedeva di ampliare le attività interessate dalle nuove disposizioni.
La formulazione proposta non si sarebbe limitata ai servizi informativi di comparazione delle quote o delle offerte, ma avrebbe compreso anche le attività di affiliazione commerciale realizzate direttamente o attraverso soggetti terzi.
Nel perimetro sarebbero rientrate inoltre le promozioni effettuate mediante influencer e creatori di contenuti digitali, la diffusione di codici promozionali o bonus e la pubblicazione di collegamenti, anche indiretti, verso piattaforme di gioco o di scommessa.
La proposta, firmata dai deputati Merola e Vaccari, non è stata approvata.
Respinte le modifiche del Movimento 5 Stelle
Anche il Movimento 5 Stelle aveva presentato alcuni interventi sull’articolo 2-ter.
Una prima proposta, firmata da Alifano, Quartini, Gubitosa e Raffa, chiedeva la soppressione del comma 2 e, come conseguenza, l’eliminazione delle disposizioni collegate contenute nel comma 3 dello stesso articolo e nell’articolo 3-bis.
Altri emendamenti del M5S miravano invece a estendere e anticipare l’efficacia temporale delle nuove norme, rendendole applicabili anche al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2025.
Anche queste richieste di modifica sono state respinte dall’Aula.
Niente vincolo delle risorse al Fondo per le dipendenze patologiche
Non è stato accolto neppure l’emendamento del Partito Democratico relativo alla destinazione delle risorse derivanti dalle disposizioni fiscali.
La proposta prevedeva che tali somme fossero assegnate al Fondo per le dipendenze patologiche, istituito dalla legge di Bilancio 2025, e impiegate specificamente per finanziare i piani regionali dedicati al contrasto del gioco d’azzardo patologico.
Con la bocciatura degli emendamenti, l’impianto originario dell’articolo 2-ter rimane quindi invariato e prosegue il proprio iter nell’ambito dell’esame parlamentare del disegno di legge di conversione.
Il commento del Pd
“Adesso è ancora più chiaro. Quando si tratta di incassare dall’azzardo e tutelare i grandi interessi, continuando a normalizzare l’azzardo e i rischi connessi, il Governo Meloni non ha esitazioni, quando invece chiediamo di proteggere le persone dalle dipendenze e di contrastare la pubblicità mascherata, arriva un secco no. Il parere contrario del Governo e il voto della maggioranza prima a due nostri emendamenti e poi contro il nostro ordine del giorno, alla Camera sono politicamente gravissimi. Avevamo chiesto di intervenire sulle nuove forme di promozione indiretta del gioco attraverso influencer, creatori di contenuti, affiliate marketing, bonus, codici promozionali e collegamenti alle piattaforme, allargando la previsione dell’art 2-ter di indeducibilità delle spese per pubblicità dei concessionari”.
Lo dichiarano i deputati del Pd, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera, e Virginio Merola, capogruppo dem in commissione Finanze. “Avevamo chiesto più controlli, maggiore tutela dei minori e soprattutto che le maggiori entrate fiscali provenienti dal settore fossero destinate prioritariamente alla prevenzione e alla cura delle dipendenze patologiche, visto l’azzeramento dell’Osservatorio nazionale sull’azzardo. Hanno bocciato tutto. La domanda allora è inevitabile. Chi sta tutelando il Governo? Perché è inaccettabile chiedere allo Stato di contrastare con maggiore forza la pubblicità mascherata dell’azzardo? Perché è inaccettabile destinare più risorse alle famiglie, ai servizi sanitari e ai territori che affrontano quotidianamente le conseguenze della dipendenza? Ancora più grave è il segnale dato ai più giovani. Mentre la promozione del gioco cambia pelle e invade i social attraverso influencer, affiliazioni, bonus e contenuti apparentemente innocui, Governo e maggioranza scelgono di voltarsi dall’altra parte. E vedere sulle maglie di tanti atleti e squadre, nel mondo dello sport la pubblicità occulta di piattaforme d’azzardo è davvero scandaloso. Tanto che all’estero dove fanno applicare le leggi seriamente non lo consentono. Lo sanno bene Inter e Roma che per giocare in Spagna e Turchia hanno dovuto rimuovere quegli sponsor dalle maglie. Per questo continueremo a batterci perché chi guadagna dal gioco non possa aggirare le regole sulla pubblicità e perché una parte delle risorse che lo Stato incassa venga utilizzata per prevenire e curare le dipendenze”, concludono i dem.







