L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema dei controlli sul gioco nei casinò, focalizzando l’attenzione sul ruolo degli impiegati.
di Mauro Natta
Et voilà, sono ancora una volta a ricordare il mio nonno materno che diceva: il porto lo fanno i marinai.
Non capita di vedere un solo cameriere servire a tutti i tavoli, invece l’impiegato di gioco nel casinò, quasi sempre serve più giocatori.
Un cameriere può essere gradito per tanti motivi al cliente, l’impiegato lo è se professionalmente valido, educato e dimostra una più che discreta competenza a tutti i giocatori.
Ecco la differenza che primariamente concorre a definirlo degno di fiducia in quanto opera a beneficio di tutti gli aventi causa e la gestione può affidargli incarichi sempre più rilevanti in tema di produzione compreso il controllo della stessa.
Il controllo fa capo al direttore giochi che si avvale di collaboratori e, tra questi, il primo anello della catena è l’impiegato di gioco.
Molto probabilmente qualcuno si sarà domandato il perché tenga molto a incentivare la multifunzionalità che a mio avviso rappresenta il jolly del reparto produttivo che, ad iniziare dalla roulette francese classica con l’apprendimento del maneggio dei gettoni e dell’uso del rastrello (maledetta per gli addetti al lavoro) possono affrontare lo svolgimento di quasi tutti i giochi attualmente presenti nei casinò italiani.
Il primo risultato è la professionalità che consente un adeguamento semiautomatico dell’offerta alla domanda, il secondo è la dimostrazione pratica ed evidente che la produzione è affidata a chi dimostra il dovuto grado di preparazione dell’azienda nel servizio alla clientela in particolare se di qualità.
Sicuramente non è tutto ristretto a quanto precede perché la gestione di una casa da gioco è ben più complessa di quanto possa sembrare anche, e me ne dolgo, dalla narrazione che mi sono permesso sino ad ora.
Non desidero ritornare sul discorso della governance che mi pareva fosse abbastanza condiviso nell’idea se non ho compreso male nel Consiglio Valle del 23 e 24 settembre. Ma non è il più importante, almeno per me, se tutto o in parte; la passata esperienza lavorativa mi ha lasciato il pieno convincimento della soluzione che ho cercato di descrivere.
Come si legge, l’inizio del controllo sulla regolarità del gioco è l’impiegato. Certamente questi deve, senza dubbio, dimostrare di essere sveglio e reattivo, ad esempio non gli deve sfuggire una puntata dopo l’uscita del numero. La irregolarità se scoperta dovrebbe essere comunicata al capo tavolo, questi all’ispettore in servizio, segue alla direzione giochi.
È questa la trafila normale che consente al responsabile della produzione di fornire una fotografia della situazione. Che può, a sua volta, incentivare un ulteriore controllo basato sugli elementi che solitamente descrivo come controllo a posteriori.
A prescindere da ogni altra possibile eventualità o ipotesi non si potrebbe nascondere che la precedente governance aveva, forse, uno o più difetti dei quali il più evidente una netta separazione tra ciò che avveniva nella produzione e quanto era in atto per controllarla.
I mezzi esistono, ad esempio: bordereaux della chiusura dei singoli tavoli mance comprese, raffronto mance/introiti e risultati/contanti, contabilità generale ivi compresa la chiusura della cassa di sala ecc., faccio uso dei ricordi quando ero in servizio; oggi potrebbero essere diversi, non la procedura.
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