La sottosegretaria all’Economia Lucia Albano risponde all’interrogazione del Pd sulla revoca di alcune lotterie istantanee con partecipazione a distanza.
La concessione sulle lotterie istantanee con partecipazione a distanza “attribuisce al concessionario la facoltà di individuare le lotterie da indire nel rispetto nella normativa vigente” e prevedendo che il payout non possa eccedere il 75 percento della raccolta. In questo quadro “l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non ha strumenti per revocare le lotterie già autorizzate, pena il risarcimento dei danni”.
La sottosegretaria all’Economia Lucia Albano risponde così in commissione Finanze all’interrogazione posta da diversi deputati del Pd che chiedevano la revoca delle ultime sei lotterie istantanee con partecipazione a distanza indette. E fornisce alcuni dati sulle stesse: “Nei primi nove mesi dell’anno la raccolta delle lotterie a distanza è stata di 308 milioni di euro mentre quella del mercato del gioco è stata pari a 127,8 miliardi di euro. Esse rappresentano dunque lo 0,24 percento del mercato. Quanto alla spesa, quella nelle lotterie a distanza online è stata di 56 milioni di euro rispetto ai 15,6 miliardi di euro totali, rappresentando dunque lo 0,35 percento del totale.
La spesa effettiva per le lotterie, sebbene aumentata rispetto all’anno precedente del 16 percento, è dunque proporzionalmente inferiore rispetto all’aumento della raccolta, attestatasi al 24 percento”.
Più in dettaglio, nell’ambito delle lotterie a distanza quelle multiprice “rappresentano lo 0,81 percento del comparto stesso e hanno caratteristiche che consentono di prevenire le dipendenze, con importi di partecipazione particolarmente contenuti e che partono da 10 centesimi di euro”, conclude la sottosegretaria.
IL COMMENTO DI VACCARI E MEROLA – Non soddisfatti della risposta avuta i parlamentari del Pd Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera e Virginio Merola, capogruppo in commissione Finanze: “La risposta del Ministero alla nostra interrogazione è deludente e, soprattutto, non affronta il punto politico che abbiamo posto: davanti alla crescita del gioco d’azzardo e dei suoi costi per le persone e le famiglie, il Governo intende ridurre l’offerta e rafforzare la prevenzione?
L’Agenzia delle dogane e dei monopoli spiega che non può revocare le sei nuove lotterie senza esporsi a richieste di risarcimento. Poi ridimensiona il fenomeno richiamando il peso percentuale contenuto di queste lotterie sul totale del mercato e sostiene che puntate a partire da 10 centesimi contribuirebbero a prevenire spese eccessive. Ma una puntata di basso importo non è, di per sé, una politica di prevenzione perché può rendere il gioco più accessibile e frequente. Presentarla come una risposta al rischio di dipendenza è un ragionamento fuori luogo, per certi versi imbarazzante”.
Soprattutto, “la risposta non indica alcuna iniziativa per contenere l’espansione complessiva dell’offerta, proteggere i minori e sostenere le famiglie. Sposta l’attenzione sulla quota di mercato delle nuove lotterie e sui vincoli della concessione, mentre la nostra interrogazione chiedeva un indirizzo organico, costruito anche attraverso il confronto con le associazioni che hanno promosso la campagna Mettiamoci in gioco e il Manifesto del Forum delle associazioni familiari.
Il gioco d’azzardo non può essere valutato soltanto in base alla raccolta, al payout o al gettito. Dietro quei numeri ci sono persone, famiglie e comunità che affrontano conseguenze economiche e sociali, oltre al rischio di dipendenza. Lo Stato deve assumersi la responsabilità di tutelarle. Per questo continueremo a chiedere meno offerta, più prevenzione e più legalità un confronto vero con chi ogni giorno si occupa di questi problemi Lo Stato la finisca di fare il biscazziere come peraltro in altri tempi sosteneva la presidente Meloni”.







