Il commissario Agcom analizza i dati Iss su Generazione Z: quasi 340mila minori con comportamenti a rischio.
L’indagine “Dipendenze comportamentali nella Generazione Z 2.0”, realizzata dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità tra ottobre e dicembre 2025 su un campione di oltre 18 mila studenti in 198 istituti scolastici, torna a puntare i riflettori sul rapporto tra i più giovani e il gioco. Un fenomeno che, secondo lo studio, riguarderebbe complessivamente più di uno studente su sei tra gli 11 e i 17 anni, con almeno un comportamento a rischio legato a social media, gaming o scommesse.
Nel dettaglio, il gioco risulterebbe praticato dal 10,6 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni e dal 22,1 per cento di quelli tra i 14 e i 17 anni, con un numero di minori, circa 340 mila, che mostrerebbe comportamenti a rischio o problematici, spesso accompagnati da impulsività, aggressività, difficoltà del sonno e sintomi ansiosi o depressivi.
A commentare i numeri è stato Massimiliano Capitanio, commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che evidenzia come il canale digitale amplifichi il rischio rispetto ai contesti fisici: “I comportamenti problematici come effetto del gioco risultano più frequenti tra chi gioca solo online, il 20 per cento , rispetto a chi preferisce i luoghi fisici, il 13,7 per cento”.
Per il commissario i numeri impongono un cambio di prospettiva nelle politiche di tutela dei minori. “Numeri preoccupanti che impongono di andare oltre il semplice divieto” dichiara Capitanio. “Il gioco è vietato ai minori, ma se una quota così rilevante di ragazzi è già nella morsa della ludopatia è evidente che i divieti da soli non bastano”. Da qui l’appello a un approccio che affianchi alla normativa un lavoro strutturato di formazione e sensibilizzazione: “Ci vuole maggior impegno per informare ed educare perché la tutela del minore non è un gioco”.







